Opinioni

Meno male che c'è Minniti

Maurizio Guandalini

Immigrati, cresce la paura. Il 46% si sente in pericolo. E' il dato più alto da dieci anni. La sensazione di scarsa protezione si è accentuata malgrado il calo degli sbarchi. Paghiamo il ritardo della politica a percepire e risolvere il problema. Spesso sminuendolo.  Fa senso sentire il patron della Commissione europea, Juncker, ieri, parlare di momento propizio del rilancio dell’integrazione europea, proprio mentre loda l’Italia per quello che ha fatto, da sola, per i migranti.
Meno male teniamo Minniti, il ministro dell’Interno. Soccorso dal Papa: è giusto porre dei limiti all’accoglienza, chiedersi quanto posto c’è e aiutarli a casa loro. Un buon senso non scontato. Su Bergoglio si sono, da sempre, appoggiate associazioni, personaggi di varia tendenza, chi vede in Minniti uno sbirro, per dire che l’Italia ce l’ha con gli immigrati. Una costruzione farsesca, un film utile ad alimentare quel bianco e nero, razzisti (i migranti portano le zanzare killer) e anti razzisti (accoglienza sempre e comunque) che tanto giova al teatrino dei talk show. Con l’uscita del Vicario di Roma è riconosciuta la via del pragmatismo. Si entra in Italia se è possibile integrare. Meglio non creare facili illusioni.  

Minniti, ora, deve concentrarsi sulla sicurezza a casa nostra per scacciare la paura degli italiani. Il giovane bengalese, che ha stuprato la ragazza finlandese, girava per Roma con un permesso umanitario. C’entrano nulla i numeri su quanti italiani e stranieri stuprano le donne e, su questo, costruirci un po’ di demagogia pro o contro migranti. Non è una gara di numeri per dire chi sbaglia di più e corre ad ingrossare la feccia.
La voragine sta a monte. Come e a chi viene dato il permesso umanitario? Qual è lo stato dell’integrazione nel nostro Paese? Questo ci interessa. Perché è lo stesso copione dello stupro di Rimini. Altro permesso umanitario in circolo. Siamo in alto mare sulle soluzioni da dare a chi è qui. Per ora, ospite. Fino a quando? Chi è fuggito lo ha fatto perché vuole un’altra vita. Riusciamo dare loro un lavoro e una casa? Primo punto. Secondo: ristabilire l’ordine. Non ci interessa disquisire su quanto è grande l’allarme. Il ministro dell’Interno deve agire sul caos che c’è, diffuso, la criminalità, i bivacchi, gli sgomberi che vanno fatti senza contropartite. Si sanno le zone critiche, dai campi abusivi alle aree dello spaccio nelle città.
Il resto lo fanno leggi, dure,  e la certezza della pena evitando di sentire tranquille dichiarazioni come quelle del padre dei stupratori di Rimini che dà per certa, a breve, l’uscita, dei suoi pargoli, dalle patrie galere.

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