Opinioni

Maschi in trincea già alle medie

PAOLA RIZZI

C’è una frase della sociologa australiana Raewyn Connell  leggendaria nella sua banalità: anche l’uomo più disgraziato può usufruire di un qualche dividendo del patriarcato. Ci sarà sempre una donna su cui esercitare un potere più o meno benevolo. Alla maggior parte di noi questa affermazione fa cascare le braccia. Ma a quanto pare la cronaca si è incaricata di fornirci controprove a scadenza quotidiana della sua attualità. Dagli stupri tentati o riusciti, commessi da indigeni e migranti di tutte le età, con o senza divisa, alla contabilità macabra dei femminicidi, tocca tutti giorni raccontare storie di uomini che in un modo o nell’altro non accettano la libertà delle donne di dire di no ad un rapporto sessuale, di volere una vita propria fuori dal recinto della relazione, di interrompere un rapporto usurato.

 La storia atroce di Noemi colpisce per l’età dei protagonisti, giovanissimi già   invischiati in un intreccio di prevaricazioni e violenze scambiati per un codice sentimentale. Noemi che dopo un anno tormentato, realizza nell’ultimo post che «Non è amore se ti fa male ... non è amore se ti fa paura di essere ciò che sei»  lascia sgomenti ma non deve stupirci. Nelle scuole superiori  cinque ragazzi su dieci trovano normale dare degli schiaffi alla ragazza se “sgarra”; la gelosia è considerata un sentimento giusto già alle medie ed è del tutto condivisa la doppia morale sessuale su ciò che è concesso ai maschi e non alle femmine. A dipingere questo quadro fosco sono gli operatori di Maschile Plurale, la rete di collettivi di uomini che negli ultimi anni si è impegnata soprattutto contro la violenza di genere, dal punto di vista scomodo di chi di solito questa violenza la esercita, ossia i maschi. Oltre ai gruppo di aiuto per gli uomini violenti, il core business dell’associazione è il lavoro nelle scuole. «È importante che siano degli uomini a presentarsi e a mettersi in discussione, come facciamo noi. Ma quello che avvertiamo è un clima di restaurazione, già da piccoli i maschi sono nella loro trincea» registra sconfortato Alessio Miceli, presidente di Maschile e Plurale. Lavorare nelle scuole per proporre modelli alternativi di maschile e proteggere le Noemi future  non basta ma è necessario. Un’ora alla settimana contro stereotipi, sessismo e violenza di genere per imparare che anche i maschi possono esprimere altre emozioni oltre alla rabbia, per esempio il dolore di un abbandono, e senza alzare le mani. E dovrebbe essere proiettata in tutte le scuole del Paese la web serie  FIVEMEN finanziata da Ue e Pari opportunità  nel quale cinque uomini “normali” uniti dalla passione del calcetto si trasformano in violenti, possessivi, gelosi. Un cattivo affare anche per loro.

PAOLA RIZZI
@paolarizzimanca

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