Fatti&Storie

Il cellulare in classe da incubo a risorsa

SCUOLA DIGITALE

ROMA. Il telefonino in classe, un sogno per gli alunni, un incubo per genitori e docenti, che diventa realtà dopo l’annuncio shock della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli: «Una commissione ministeriale s’insedierà per costruire le linee guida dell’utilizzo dello smartphone in aula. Entro breve tempo avrò le risposte e le passerò con una circolare agli istituti».  Ma è davvero possibile immaginare gli studenti con il telefonino acceso in classe e pensare che possano imparare qualcosa senza essere distratti da chat, social network, video e foto?
Gli esperti sono divisi. Dal canto suo la Uil- Scuola è favorevole: «Negare l'uso dello smartphone in classe è una stupidaggine perché lo smartphone è nella società reale e la scuola rappresenta la società reale - ha dichiarato il segretario generale della Uil-Scuola, Pino Turi -su un punto, però, bisogna fare attenzione. E cioè sulla composizione della commissione che, a giudizio del sindacato, deve essere mista, nel senso di comprendere sia gli esperti sia il personale docente». Eppure uno studio fatto in Inghilterra dimostra che nelle scuole dove non c’è il telefonino in classe gli studenti vanno molto meglio. Eppure ci sono delle scuole che hanno già sperimentato l’utilizzo del cellulare in classe e sembra che l’esito sia molto positivo: alla scuola media Vidoletti e al Liceo artistico Frattini di Varese il cellulare si utilizza in media 1 o 2 volta ogni ora di lezione, per cercare le immagini , per registrare o riassumere la spiegazione dell’insegnante, per fotografare un testo o scrivere i compiti.

A favore
Il cellulare come strumento didattico: obiettivo possibile secondo il nuovo metodo previsto dal Piano nazionale per la scuola digitale. Lo scopo è insegnare ai ragazzi a farne un uso corretto, consapevole e proficuo. Basti pensare che iIn principio il cellulare scolastico era un modo per aiutare gli  alunni con disturbi dell’apprendimento.

Contro
Secondo diversi esperti, il telefonino non farebbe che amplificare le possibilità di distrazione dei ragazzi in classe, come avviene nella quotidianità. Meglio orientarsi su strumenti più giusti: come i tablet privatidelle applicazioni social, ma con dentro i libri di testo e le applicazioni per interagire con i docenti.

VALERIA BOBBI

Fatti&Storie