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Seul, forze speciali per eliminare i leader nordcoreani

Corea

COREA “Unità di decapitazione”. La Corea del Sud ha annunciato la creazione entro l’anno di una unità speciale, la Brigata Spartan 3000. La Brigata è composta da 3000 commandos addestrati anche dagli statunitensi, in grado di compiere missioni speciali oltre il 38° parallelo. A disposizione avranno i mezzi aerei per le forze speciali capaci di condurli oltre confine. Si tratta di elicotteri ed aerei da trasporto stealth che possono penetrare i cieli nordcoreani di notte senza essere rilevati. Essa - in grado di essere dispiegata in 24 ore in qualunque punto della penisola coreana - ha il compito di impedire in qualunque modo che la Corea del Nord possa realizzare un attacco letale e forse nucleare contro il Sud. La Brigata anche se formalmente non nasce solo per questo scopo avrebbe il compito di neutralizzare e decapitare la leadership nordcoreana, eliminando il presidente Kim Jong-Un e gli alti comandi militari, con azioni chirurgiche. Inoltre dovrebbe sabotare le installazioni militari chiave del nemico. Il piano fa parte di una triade di provvedimenti strategici messi in campo da Seul. Spartan3000 fa parte della “Korean Massive Punishment and retaliation iniziative”. C’è poi “Kill Chain”, per scoprire e prevenire un attacco di missili e cannoni nordcoreani, anche con attacchi preventivi. Se infatti  la Corea del Nord aprisse il fuoco, è in grado di sparare 5.200 colpi di artiglieria, missili e razzi su Seul in dieci minuti, mezzo milione in un’ora. Anche a testata chimica. Il terzo pilastro strategico è infatti il “Korea Air and Missile Defense program” per avere la contraerea in grado di intercettare icolpi nemici. Il tutto in realtà ha soprattutto la funzione di intimorire Kim per convincerlo a trattare e ad accogliere le numerose offerte fattegli. Ma per ora Pyongyang ha reagito definendo le sanzioni Onu una «provocazione scellerata»epromettendo diraddoppiare gli sforzi per il programma nucleare.

Furto di bitcoin contro le sanzioni

I temibili hacker di Pyongyang all’opera per appropriarsi di bitcoin e altre criptovalute. Dalla piattaforma sud-coreana Yapizon sono cui spariti bitcoin per 15 milioni di dollari. Non è il primo attacco di questo tipo. Non c’è la prova che sia opera di nordcoreani, ma gli indizi portano là, e per gli esperti si può trattare di un modo per finanziare il regime aggirando le sanzioni, anche in vista di transazioni non tracciabili. L’attacco hacker mette in dubbio la sicurezza che dovrebbe essere il punto forte delle criptovalute. 

OSVALDO BALDACCI

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