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In Italia i laureati sono al minimo

ISTRUZIONE

ROMA. Su cento italiani solo 18 sono laureati.  È quanto si evince dal rapporto Ocse “Education at a Glance 2017/Uno sguardo sull'educazione”, che illustra lo stato dell’educazione nei paesi membri del’organizzazione. 

Più lettere che scienze
I campi di studio preferiti dagli italiani sono le belle arti e le discipline umanistiche, il giornalismo e l’informazione, registrando una quota del 30% tra i laureati, il tasso più alto tra i Paesi dell’Ocse e  le discipline a indirizzo scientifico (24%). 
Una scelta che, in prospettiva, poco premia da un punto di vista occupazionale, visto che l’80% dei 25-64enni con un’istruzione terziaria ha un lavoro, ma il tasso di occupazione si riduce al 64% per la fascia più giovane (25-34 anni) contro la  media Ocse dell’83%.

Perché pochi laureati?

Il basso livello d’istruzione terziaria «può essere in parte dovuto a prospettive insufficienti di lavoro e a bassi ritorni finanziari in seguito al conseguimento di un titolo di studio terziario», spiegano Francesco Avvisati e Giovanni Maria Semeraro, curatori italiani della ricerca Ocse. Per quanto riguarda l’orientamento, invece, «ci sono troppi diplomati che scelgono il percorso di studio senza consapevolezza delle opportunità che ne ricaveranno».

Cosa  fare?

Per cercare di  colmare il gap che ci separa dagli altri Paesi, continuano gli esperti, bisogna «accompagnare le scelte di orientamento con maggiore consapevolezza sui bisogni emergenti, per esempio modulando le tasse di iscrizione/borse di studio o coinvolgendo esperti del mercato del lavoro nell’orientamento alle superiori». 
Inoltre, serve «aumentare possibilità` per il ri-orientamento in corso; Rinforzare i legami tra insegnamento universitario e economia, sul territorio (tra università e imprese) cosi` come nelle politiche di sviluppo.

METRO

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