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Primo giorno di scuola ed è subito caos vaccini

Vaccini

ROMA Primo giorno di scuola ieri, in molte regioni, ma sono ancora tanti i dubbi dei genitori sulla nuova legge che impone 10 vaccini obbligatori per chi si iscrive a nidi ed asili e fortemente raccomandati per gli alunni da 6 a 16 anni. E la prima magagna è scoppiata a Roma: il sindaco Virginia Raggi ha inviato ai genitori una lettera in cui afferma che sarà possibile dichiarare di essere in attesa del rilascio di vaccini mono-componenti o combinati, in modo tale da tenere conto delle immunizzazioni esistenti per malattie contratte naturalmente. Il Ministero della Salute, contrario a questa interpretazione della legge Lorenzin, ha deciso di  inviare  i Nas.

I termini
Intanto  ieri è scaduto il termine in cui andava presentata la documentazione inerente le vaccinazioni obbligatorie per gli asili nido e le scuole dell’infanzia. Per elementari, medie e superiore il termine è invece il 31 ottobre. Domenica il  ministro dell'Istruzione, Valeria Fedeli, aveva ribadito che «non ci saranno proroghe». Allo stesso tempo aveva anche rassicurato le famiglie, ribadendo che per avere accesso alla scuola basta l'autocertificazione anche della semplice prenotazione alla Asl per eseguire il vaccino. Il termine  per presentare la documentazione  dell'avvenuta vaccinazione è il 10 marzo 2018.

Strategie no vax
Non si arrendono comunque i genitori contrari ai vaccini e si organizzano:  da giorni circolano sulla rete vademecum e consigli su come utilizzare cavilli linguistici e burocratici, autocertificazioni “atipiche” e prenotazioni “tattiche”  per eludere la legge. Lo scopo è quello di risultare in regola, facendo attenzione a non dichiarare mai il falso e procastinando all’infinito la vaccinazione.

I presidi
Dal canto loro intanto i presidi lamentano la poca organizzazione: «La legge sui vaccini è intelligente ma doveva essere organizzata con maggiore ponderazione», ha dichiarato Mario Rusconi, vicepresidente dell'Anp, l'Associazione nazionale dei presidi. "Mi sembra insensato che non ci sia stata una conferenza Stato-Regioni per imporre agli enti locali di concordare un modo di agire comune. La conseguenza è che le regioni hanno pensato di andare ognuna per conto proprio", adottando procedure differenti e scaricando sulle scuole, spesso non attrezzate, un grosso onere. A mio avviso solo il Lazio e la Toscana hanno imboccato la via più saggia. Nel Lazio - spiega Rusconi - la situazione vaccini obbligatori è in gran parte risolta grazie al protocollo d'intesa tra la regione e l'Usr . Il documento prevede infatti che la scuola invii alle Asl di competenza gli elenchi degli alunni iscritti/frequentanti, e che l'Asl, dopo verifica, rinvii alle scuole gli elenchi aggiornati dei ragazzi vaccinati. Questo modello sarebbe da diffondere a livello nazionale, senza gravare sulle segreterie delle scuole».

VALERIA BOBBI

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