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Juve, Salgado non si fida «In Champions dirà ancora la sua»

INTERVISTA

CALCIO Incontro Michel Salgado, bandiera del Real Madrid, nel ventre della 02 Arena di Londra, dove era impegnato nella prima edizione dello Star Sixes, competizione di calcio a sei indoor riservata a stelle che hanno fatto la storia del calcio. L’ex terzino destro del Real ha ancora piedi d’oro: con nove reti diventerà poi il “pichici” (il capocannoniere) del torneo. Michel ama l’Inghilterra, ma alla Premier preferisce la Liga. E sulla Juve ha le idee chiarissime.
Tutti a dire che la Premier  è il campionato migliore, poi  in Europa resta il dominio spagnolo. Che differenze ci sono tra voi e gli inglesi?  
Moltissime. Perché sono culture diverse. Io ho giocato qui tre anni, nel Blakburn: è un calcio senza fronzoli, la maniera di arrivare in porta è  diretta, e poi è un calcio più fisico. In Premier se domini le aree di rigore hai vinto la partita. Da noi, ma anche in Italia, non è così.
Cioè?
In Italia  c’è un grande lavoro tattico,  raffinato,  basato soprattutto sulla difesa. In Spagna invece tentiamo di vincere la partita dal primo all’ultimo  minuto.
…però nella finale di Champions, quest’anno, contro la Juventus il Real è uscito fuori nel secondo tempo e nel rimo ha sofferto.
Vero. È stato sorprendente. Nella prima parte la Juve ha fatto un gran possesso palla, ed i madrilisti non sembravano capaci di incidere. Ma nel secondo tempo è stata da subito un’altra partita e la vittoria  è stata solo una questione di tempo.
Come da qualche anno, la Juve in estate perde pezzi pregiati. Potrà fare ancora  bene in Champions?
Sì. Con due finali disputate in tre anni, hanno dimostrato di avere una  caratteristica fondamentale per competere a certi livelli: carattere. Mi aspetto che facciano bene ancora. Certo non è facile ma quando hai la mentalità giusta hai fatto parte del lavoro. E comunque si rinforzeranno.
Da assistente di Ancelotti a mister Champions: a lei Zidane piace?
È  stata una sorpresa: la storia ricorda un po’ quella di Guardiola. Sono arrivati tutti e due su due  delle panchine più importanti  senza una  grande esperienza, ed hanno subito lasciato il segno.
Guardiola però ha sempre avuto l’aura del genio, mentre Zidane continua a sembrare sempre sotto esame.
Di Guardiola si è detto che era un genio dopo cinque anni,  vediamo se non sarà un genio anche Zidane dopo lo stesso tempo: per ora dopo due anni, visti i risultati, direi proprio di sì.
ANDREA BERNABEO

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