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Nessuno apre i porti e l’Italia resta da sola

Migranti

ROMA La prossima revisione del piano operativo della missione Triton dovrà fare i conti con i no dei partner europei all’apertura dei loro porti alle navi Ue cariche di migranti: la conferma è arrivata dall’audizione del direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, al Parlamento europeo. Neppure il vertice a tre a Trieste ha segnato progressi su questo fronte, con il premier, Paolo Gentiloni, che ha chiesto una Ue «più coesa e più forte» e il presidente francese, Emmanuel Macron, e la cancelliera tedesca, Angela Merkel, prodighi di riconoscimenti all’Italia ma avari di aperture sulla gestione concreta dell’emergenza. Macron ha ammesso che «non sempre la Francia ha fatto la sua parte» e ha assicurato che Parigi «è solidale», pur ribadendo che non accoglierà i migranti economici: «Su questo non cederò allo spirito di confusione imperante», ha aggiunto. «Siamo solidali con l’Italia che ha fatto qualcosa di fantastico», gli ha fatto eco la Merkel.

Di Maio grida all'alto tradimento

La perdurante pressione sull’Italia ha indotto il vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, a chiedere al governo di riferire al Parlamento per quello che definisce «l’alto tradimento» di avere accettato di accogliere i migranti salvati da Triton in cambio di flessibilità sui conti pubblici. Intanto il gruppo Socialdemocratico al Parlamento europeo, forte dei suoi 190 deputati di tutti i 28 Paesi, ha chiesto al presidente, Donald Tusk, di convocare questo mese un vertice straordinario mentre il Viminale ha certificato un nuovo record di sbarchi in Italia: 85.217 dall’inizio dell’anno (+8,90%). Il direttore di Frontex Leggeri, davanti all’Europarlamento, ha ammesso di non avere registrato disponibilità all’apertura dei porti da parte dei Paesi che partecipano alla missione Triton, precisando che «per essere adottato, un piano operativo deve anche raccogliere l’accordo all’unanimità degli Stati».

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