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Massacrato davanti al figlio di 11 anni

Milano/Sicurezza

BRUZZANO Tentato omicidio. È l’accusa che ha portato in carcere ieri i cinque pregiudicati italiani - tutti parenti tra loro,  nomi noti alle forze dell’ordine perché appartenenti alla famiglia egemone nel “Quadrilatero della droga di Bruzzano” - che la sera del 26 maggio 2016 massacrarono davanti a un folto pubblico un 34enne tunisino. 

Una storia incredibile, una vera “Arancia Meccanica” che si svolge la notte del 26 maggio 2016 in uno stabile Aler di via della Senna. Tutto inizia quando uno degli arrestati suona alla porta della vittima, ex campione di kung fu e residente nel palazzo, per poi fuggire. Tra loro, sembra, ci fossero affari legati alla droga.  

È una trappola: quando il tunisino esce sulle scale, trova ad aspettarlo i cinque arrestati, i quali prima lo tramortiscono con un teaser, poi gli mettono una catena al collo, quindi lo trascinano per due piani fino al cortile dove lo massacrano di botte. Lo feriscono con un coltello più volte e gli sfondano il cranio con delle spranghe.  Il tutto davanti al vicinato che guarda ma non chiama la polizia, mentre i parenti degli arrestati fanno il tifo. L’unico ad avvisare il 112 è stato il figlio 11enne della vittima. «Stanno uccidendo mio padre», dice al telefono.  A

svelare l’accaduto agli inquirenti, una vicina 35enne, oggetto poi di minacce da parte degli arrestati tanto che è stata costretta a trasferirsi e a vivere scortata. La vittima dopo due mesi di ospedale è stata dimessa con lesioni  permanenti e danni psichici. Tanto che è stata di nuovo coinvolta in una rissa con un pusher in un bar di via Imbonati, nella quale ha riportato un profonda ferita alla gola. Da allora, l’uomo è sparito. Sembra sia ritornato in Tunisia, ma non v’è alcuna certezza. METRO

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