Opinioni

Lo stupore in un citofono che suona

Maurizio Baruffaldi

Suona il citofono. Sono seduto per pranzo con mia figlia, che corre a rispondere. Sa già che è per lei. Mi stupisce sempre un po' che questi adolescenti continuino a citofonarsi. Per chi ha lo smartphone come protesi, e può manifestarsi in tempo reale con messaggi scritti, vocali, fotografici e video, che senso ha un tasto che fa trillare un plasticone appeso al muro? Fa tanto anni '70. 
Eppure è sempre presente. Un po' come Vasco Rossi. All'età dei miei quindici e di 'Siamo solo noi' come inno supremo, non c'era altro messaggio sonoro, a parte quel suo pernacchiare. Che aspettavi. O che ti annunciava. Era il suono dell'incontro. E dell'emozione contenuta.  - Ti citofono io alle... - era la frase che sintetizzava ogni appuntamento. Il telefono c'era, quello con la margherita per il polpastrello, ma era una cosa ancora distante, più da grandi, e suonava raramente. L'amicizia si connetteva di fianco alla targhetta del cognome. Non per nulla quello di suonare citofoni a raffica era divertimento di piccola crudeltà. Un nugolo di Chi è?, Pronto, chi parla? che si inseguivano sui marciapiedi ormai vuoti. 
Ma non c'è nessuna nostalgia dei bei vecchi tempi. Mi piacerebbe assai vivere invece una giovinezza oggi, armato di quell'oggetto vivo che tutto cattura e rimanda. 
Comunque, Penelope va a rispondere. È l'amica del cuore che le chiede se va a mangiare da lei. Le dice che non può, e che la raggiunge dopo a casa sua. - Ma dove sei? - le chiede ancora l'amica. Mia figlia resta un po' per aria, poi scoppia a ridere: se le ha citofonato è per forza a casa. 
- Ah, già, che scema - la risposta. Al cellulare chiediamo sempre e subito: Dove sei? Lo facciamo tutti, conveniamo io e mia figlia masticando l'immortale riso burro e formaggio grana. È lo strumento stesso che ci porta lì: lo smartphone ci porta a localizzare, a vedere l'interlocutore nel punto in cui è. E anche al citofono la domanda della nativa digitale è sorta spontanea e cronica. - È vero papi. Non chiediamo mai Come stai? - riflette Penelope 
Ricordo che una volta era il contrario. E la risposta al come stai? era sempre di rito, in fondo inutile. 
Tutto bene, ma sì; andiamo al dunque. Adesso il dunque è vedere dove siamo. Perché siamo ovunque. Anche se non stiamo benissimo.

MAURIZIO BARUFFALDI
Giornalista

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