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La Sicilia è in fiamme terrore a San Vito Lo Capo

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ROMA Le fiamme devastano la Sicilia, mentre sul continente il Vesuvio si conferma il fronte di fuoco più preoccupante (sul rogo anche la Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta). Terrore ieri pomeriggio a San Vito Lo Capo, nel Trapanese, dove sono stati evacuati con barche, barchini e gommoni i 700 turisti del villaggio “Calampiso”. Allontanati dagli alloggi della struttura aggrediti dalle fiamme, sono stati radunati in spiaggia e a gruppi trasportati via mare fino al porto piccolo. «Per fortuna tutti gli ospiti della nostra struttura stanno bene». Così la direzione del villaggio dopo la grande paura. «L’incendio è stato domato - ha aggiunto la direzione - e aspettiamo l’ok per riportare tutti agli alloggi». Inchieste sui roghi criminali sono state aperte dalle Procure di Messina ed Enna, così come da quella di Palermo per la mancata prevenzione e le tante disfunzioni dei servizi regionali. Situazione critica per i roghi anche a Catania.

«Senza Forestale antincendi nel caos»

C’è un problema nel problema per quanto riguarda il disastro ambientale che sta devastando il Vesuvio. Un problema di coordinamento che ha radici non a Napoli ma a Roma. Nella riforma che ha di fatto sciolto il Corpo forestale facendo confluire uomini, know how e competenze per la maggior parte nei carabinieri e in un piccolo numero nei vigili del fuoco. Dal punto di vista del risparmio economico parliamo di meno di 100 milioni di euro in tre anni. Ma le conseguenze le vediamo in queste ore. E ce le raccontano gli uomini impegnati nella difesa del territorio, nel tentativo di salvare il Vesuvio.

Gli esperti rimasti negli uffici

Costantino Saporito è portavoce nazionale di Usb Vigili del fuoco: «I forestali confluiti nel nostro corpo non hanno tecnicamente la qualifica di Dos, che sta per direttori delle operazioni di spegnimento. Sono loro che conoscono il territorio boschivo palmo a palmo. Sono loro che coordinano i mezzi intervenuti a spegnere le fiamme. Con la riforma Madia si dovevano firmare degli atti per riconoscere loro questa qualifica nei vigili del fuoco. Non è arrivato alcun atto amministrativo e i Dos dei forestali sono infilati negli uffici a espletare compiti amministrativi». La conseguenza? Interventi di spegnimento scoordinati e dispersivi.

Chi arriva non conosce i sentieri

Ce lo racconta un militare dei carabinieri impegnato in queste ore a combattere le fiamme a Ercolano. «Arrivano agenti e uomini della protezione civile sul luogo delle fiamme ma non sanno dove andare. Non conoscono i sentieri, non riescono a essere tempestivi sui nuovi focolai. I Forestali sanno dove dirigere le operazioni di spegnimento. Bisogna assolutamente fare in modo di non perdere per sempre queste conoscenze».

STEFANIA DIVERTITO

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