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L'ottimismo di Zuleika nel gulag siberiano

libri/Guzel' Jachina

INTERVISTA Zulejcha, contadina analfabeta, dal 1930 al 1946 diventa protagonista inconsapevole di eventi incredibili nella tajga siberiana. Maltrattata dal marito, incapace di ribellarsi a una condizione che colpisce tutti nella follia del regime staliniano, alla fine diventerà la testimone della resistenza a restare umani, anche se sembra che non ci siano più speranze. Uno straordinario romanzo della russa Guzel’ Jachina (Zuleika apre gli occhi, Salani, p. 496, euro 18,90) che diventerà una serie tv.

La protagonista, in un mondo in sfacelo, mantiene la sua integrità, la sua bontà, anche felicità. Come è possibile?    
Ci sono stati tanti libri importanti che raccontano la tragedia del potere sovietico a tinte molto fosche. Io volevo fare qualcosa di diverso. Ho cercato di rappresentare le atmosfere che ho appreso dai racconti di mia nonna che da bambina ha dovuto stare per 16 anni in Siberia ai lavori forzati. Forse perché era piccola, il suo era uno sguardo meno cupo.

È un romanzo sulla trasformazione di una donna violentata dalla vita in una persona vera, autonoma. Da dove prende questa forza?
Dall’amore che comincia a sentire appena esce dal luogo dove è nata e il marito la tiene soggiogata, viaggiando nel treno – orribile – che comunque la porta verso la libertà e dove incontra persone buone e anche un uomo, da cui avrà un bambino, dopo che le erano morte quattro figlie. Questi amori, gli amici, l’uomo e il figlio le rendono possibile superare certe prove.

Cosa ci dovrebbe insegnare questo romanzo?
La prima cosa è l’ottimismo e  si capisce dal fatto che ho regalato la vita a personaggi che nella realtà in quelle condizioni sarebbero certamente morti. Un’altra cosa è che ci sono dei momenti chiave nella vita di un uomo in cui tutto ciò che è convenzionale perde senso. Lì non sono importanti i pregiudizi della società. Quello che rimane è la persona di fronte al proprio destino. Morale: bisogna capire che cosa nella vita è superfluo e che cosa è basilare.  
ANTONELLA FIORI
@aflowerinlife

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