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In quella Potemkin c'era tutto il Paese

Maurizio Guandalini

L'OPINIONE «Per me, La corazzata Kotiomkin, è una cagata pazzesca». Il ragionier Fantozzi decide di ribellarsi al suo superiore e interviene al dibattito del cineforum aziendale dopo l’ennesima proiezione del film russo (storpiato nel titolo: l’originale è Potemkin del regista  Ejzenstejn). Fantozzi, è lei? No, siete voi, rispose Villaggio. In quel vaffa c’è l’italiano. Quello che sopporta e sopporta e, alla fine, scoppia. Era il 1976, Il secondo tragico Fantozzi, e il filone del fenomeno Paolo Villaggio era all’apice. Libro e film. In Italia e all’estero. La figura del martoriato impiegato è un cult. Ovunque. Nei paesi dell’Est una icona dove gli furono riconosciute anche eccellenti doti letterarie. 

In Italia, sostiene l’intellettuale Alberto Arbasino, c'è un momento stregato in cui si passa dalla categoria "brillante promessa" a quella di "solito stronzo". Soltanto a pochi fortunati, l'età concede, poi, di accedere alla dignità di "venerato maestro". Agli occhi della gente comune Villaggio era questo. Un Maestro. Venerato da una catena di generazioni, fino ai bimbi di oggi che, in Fantozzi, scorgono un cartone animato moderno. Lo incontrai, anni fa, ospite, come me, al Maurizio Costanzo Show. Lei che fa?, mi chiese. L’economista, gli risposi. Cioè niente, è disoccupato, disse con quel fare tra il burbero professor Krantz, tedesco di Germania, e l’imbarazzato Fracchia, del come è buono lei. La forza di Villaggio era smitizzare. Smontare le sovrastrutture ideologiche, l’intellighenzia  con puzza sotto il naso. Gran brutta faccenda. Che ci porta a trovare il genio dei nostri artisti a morte avvenuta. Paolo Villaggio, ora. Prima, tanti altri. A partire da Totò. E pensare che il ragionier Ugo,  Filini, la Pina, la signorina Silvani, Mariangela, valgono come una enciclopedia di trattati di sociologia e una scuderia di professoroni tutti insieme. Da noi la comicità, il film e l’attore comico sono visti solo come macchine da  soldi:  Zalone, De Sica, Pozzetto, Boldi, Banfi.  Guai riconoscergli qualcosa in più. Meglio accarezzare pellicole incomprensibili che non vedono nemmeno i parenti.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista - Fondazione Istud

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