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Pidò: «Vi racconto Abbado milanista e calciatore»

CITTA' Archi, fiati e timpani non c’entrano, stavolta. Solo mutande e calzettoni. Si tratta della festa sportiva che stasera, alle 21, al centro sportivo “Mauro” di via Ussi 18, Milano, coinvolgerà i dipendenti del Teatro alla Scala. Tutti in campo a tirar calci al pallone per il 4° Trofeo Piermarini. Con una star in più, però. Un vero fiore all’occhiello. Andrea Vitalini, presidente del “gruppo calcio” del nostro massimo teatro, ha afferrato al volo il famoso direttore d’orchestra Evelino Pidò («di stretta fede juventina, purtroppo…») e, come già aveva fatto in anni recenti con Daniel Harding, lo ha festosamente arruolato nella squadra degli artisti.

Affiorano ricordi. Riemerge, del teatro, un pezzo di storia un po’ insolita, che riguarda anche Claudio Abbado, non, però, nelle vesti di direttore musicale o artistico, bensì in quelle di sportivo e tifoso. La racconta, questa storia, una foto in bianco e nero del ’73, scattata durante la tournée che portò i nostri eroi scaligeri al Prater di Vienna, nientemeno. E la racconta, a Metro, lo stesso Pidò, che in questi giorni sta dirigendo “Bohème” proprio alla Scala, il “suo” teatro, dove debutta all’età di 63 anni dopo aver diretto in tutti i maggiori teatri del mondo («Ma è giusto così, la Scala è un punto di arrivo», ci dice): «Sono stato fagottista dal ’71 all’85, insomma ho “preso” in pieno l’epoca-Abbado. Del resto, cominciai a dirigere proprio grazie a lui, che mi volle come primo assistente quando creò la Filarmonica, e per questo mi mandò a studiare a Vienna». Abbado calciatore com’era? C’era grande “distanza” tra il direttore e lo sportivo? «Be’, sul podio era ascetico, e un po’ timido. Sul campo, devo dire, molto meno timido», dice Pidò con un sorriso, «ma non era uno scatenato, uno di quelli che ti fanno le entrate brutte. Questo no. Aveva tanta passione, questo sì». Quanto alla fede calcistica, «era un milanista sfegatato, e giocava da centrocampista. Ricordo bene la tournée del ‘73. Perdemmo 6-3 con la squadra della Filarmonica di Vienna, ma io giocai benissimo, presi un palo, un traversa, segnai, sbagliai anche un rigore…Alla fine Abbado organizzò una bellissima cena». Orgoglio di calciatore e di sportivo, questo di Pidò, che da ragazzo è stato cintura marrone di judo e campione europeo con la squadra Magenta della sua Torino.

Claudio Abbado, nel vecchio scatto in bianco e nero, è il terzo in piedi da destra. Alla sua destra si riconoscono il timpanista californiano David Searcy con la sua inconfondibile, familiarissima chioma a riccioli, e il violinista Ernesto Schiavi giovane giovane, che dopo tanti anni alla Scala è ora alla direzione artistica dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai. Ricordi di musica e sport che si intrecciano al presente.

SERGIO RIZZA
Twitter: @sergiorizza

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