Opinioni

La sinistra di Vasco meglio di quella di Pisapia

Maurizio Guandalini

Le piazze. Diverse. Quella di Pisapia e Bersani sta alla sinistra come Bonolis alla diretta tv del concerto di Vasco Rossi. Che c’azzecca?  Il Komandante parla. Ad ogni suo fan. Uno a uno. Tanto da farli sentire esclusivi. Nel dialogo. La politica, parte di essa, non tutta, è autoreferenziale. Ceti dirigenti in surplace di posizionamento. Esercizio a corpo libero nella categoria degli sport fantastici: quelli dei macina fumo. Al Modena Park c’era anche la leggerezza. La  gioia. La felicità. Non abbiate paura. Non cambiate le vostre abitudini. Dei flash diretti coi quali ci si intende in pochi minuti. Dalla reunion dei fuoriusciti dal Pd, e altri,  un linguaggio aspro, rancoroso, arrabbiato. Un cheeseburger sciapo. Andato a  male. Una chiamata alle armi  con un solo obiettivo: distruggere Matteo Renzi. E’ la sinistra (-sinistra) di sempre, quella che si divide per poi declamare nella piazze la necessaria unità. Quella che non distingue l’olio dall’aceto, che ricerca un sol de l’avenir slavato. Privo di appeal. Sarebbe stato sublime fare una prova dai 240 mila: chi di voi si sente attratto dalla sinistra di Pisapia? Da quella di Bersani e D’Alema? Lotteremo per il lavoro. Ma chi non lo fa? Chi è il disgraziato che si dà da fare per la disoccupazione? Servono le proposte. Dire, date il voto alla sinistra per non far vincere la destra è il solo modo per non vincere mai. Non c’è più nulla da inventare. La lotta di classe, e ancora di più la lotta dentro la ‘stessa classe’, è diventato il metodo principe per porre i problemi. E poi non risolverli. Occhio ai poveri, ai più deboli: ma siete sicuri, Pisapia &C., che quelle manifestazioni di piazza marciam marciam, migranti venite a noi, sono partecipate e condivise da chi non ce la fa, da chi sta nelle periferie in case popolari fatiscenti, da chi non sa dove sbattere la testa? La sinistra-sinistra (la scriviamo così per distinguerla da quella riformista, alla Renzi per intenderci) ha il male atavico di trovare prima il nemico in modo da dimenticarsi, poi, di dare la versione per risolvere i problemi. Sulla quale non brilla. Comunque, auguri per il futuro. Nel valzer dei paradigmi, uno dei modelli di riferimento che ci fa ben sperare è quello del Modena Park, perché non  carico di troppa roba. E’ essenziale. Piacevole. Esuberante. E’ la celebrazione di un successo, quello del ras di Zocca, di un leader che non è andato mai via. Che non è cambiato per ritornare e trovare un posto al sole. L’affetto e l’ammirazione del suo popolo nasce da un ceppo genuino. Naturale. Perché non li ha traditi. Malgrado il tempo. Gli anni. E le tentazioni. 

MAURIZIO GUANDALINI
economista e giornalista

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