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Giorgio Caproni Chi era costui?

Orietta Cicchinelli/giornalista

ROMA «Certo alla maturità danno sempre temi su questi sconosciuti! Caproni, chi era costui?». Così una professionista di tutto rispetto esordisce a tavola, davanti a un bel piatto di Caprese. Ma il caso vuole che si trovi con una commensale che ha avuto la fortuna di “conoscere” il poeta-maestro livornese.

Accadde nel 2009 grazie a un altro grande uomo di pensiero e di lettere: Vincenzo Cerami. Si parlava, davanti a un caffè, della poesia che a scuola non si fa e si discuteva del fatto che pochi professori di lettere arrivassero a far leggere ai loro ragazzi Giorgio Caproni, poeta che lo scrittore romano frequentò. Confesso che anche io, allora, ne ero digiuna e corsi subito ai ripari frugando nel web, mentre un Cerami entusiasta raccontava gli originali metodi d’insegnamento dell’intellettuale livornese. Alle elementari (nel 1935-36 a Rovegno, poi a Roma, alla Pascoli e alla Crispi di Monteverde Vecchio) «i bambini entravano in classe e trovavano già seduto in cattedra un Caproni teso che subito chiedeva aiuto. Diceva: ragazzi, sono rovinato! Oggi dobbiamo studiare le campagne di Napoleone e non mi sono preparato abbastanza. Se lo sa il direttore scolastico mi licenzia. I bambini, lo tranquillizzavano e gli rispondevano: non preoccuparti, maestro, ti aiutiamo noi. Ti leggiamo il capitolo a voce alta così se entra il direttore vede che tu sei preparato e non ti licenzia. E se si trattava di affrontare la geometria il copione era più o meno lo stesso: Ragazzi,  esordiva Caproni, le mani tra i capelli,  il direttore mi ha detto di calcolare l’area di questa lavagna ma io proprio non ricordo più come si fa! E quelli correvano subito in soccorso del loro amato insegnante».
Queste ed altre trovate del maestro Caproni le porto sempre con me, come Tutte le poesie di Caproni (1956-’89) nell’edizione Garzanti che Cerami volle lasciarmi in eredità. 

 

ORIETTA CICCHINELLI

 

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