Opinioni

E noi stiamo continuando a fare gli struzzi...

Maurizio Baruffaldi

Abbiamo tristemente visto perché sia necessario vietare il vetro nei luoghi affollati. Invece è una regola. Ne ho viste a decine anche la settimana scorsa, in un festival al parco Indro Montanelli di Milano, di queste cariole abusive che vendono birre da 33cc ghiacciate. La sicurezza è un'evocazione, più che una pratica capillare e sofisticata. Non devono entrare, invece entrano. Questa la didascalia. Siamo diventati incapaci di difendere, anche con la forza, il giusto. E quindi siamo schiavi. E fragili. Un povero pirla urla o lancia un petardo, cosa normalissima in un pubblico da stadio, invece accende la miccia del terrore. Insicuri fino alla patologia. Continuando a fare gli struzzi, aspettando che passi. Invece monta. A Torino è bastato una finta, a Londra intanto era tutto vero. E ripetititivo. Panico seriale. Che dovremmo riconoscere prima, già nei piccolissimi movimenti periferici; nascosti nel quotidiano che non fa notizia. Proprio sabato pomeriggio ero all'inaugurazione di una mostra in una biblioteca di Milano. Era esposta una parte dei dipinti di un'artista ormai defunta. Tutte le opere, dal tratto primitivo, si potevano poi vedere nel libro catalogo in vendita. Il curatore mi diceva di non averne potuti appendere alcuni molto belli, dove corpi di donna velati lasciavano appena intuire una sensualità saffica. Erano stati censurati dalla dirigenza della struttura civica perché una comunità di donne musulmane ogni tanto entra in biblioteca. Parliamo di quadri. Illustrazioni di sogni. Non ho capito se li avessero visti e si fossero indignate, o se fosse censura preventiva. Ma cambia poco. La sintesi dice: non sono più loro a doversi liberare dalla loro imposta gabbia medioevale, e integrare la loro visione del mondo a quella che hanno scelto di abitare, ma siamo noi a piegare la testa, a fingere di rispettare, solo perché abbiamo paura. Ad una cena di lavoro in un ristorante in una grossa città lombarda, un mio amico ingegnere e il suo capo dovevano discutere il progetto edile con due ricchi arabi, venuti apposta per chiudere la trattativa. Questi hanno preteso che non fosse servito alcool a tavola. Vino, birra, niente. E per il business i due italiani si erano adeguati. Al termine, l'ingegnere in questione si era alzato, con la scusa di offrire la cena, e si era fatto una grappetta al banco. Per digerire il tutto. Ma non l'ha mai digerita.

MAURIZIOBARUFFALDI
giornalista

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