Opinioni

Insinna è più vero ma il fuori onda è un furto

Maurizio Baruffaldi

Ogni volta che mi sono imbattuto in Flavio Insinna ho percepito uno stato d'ansia. Era il suo muoversi robusto, quasi animalesco, nello studio come in una gabbia. E quella logorrea enfatica. E quel rapporto amichevole e un cicinin verace con i concorrenti. Insomma, il nazionalpopolare che dalla notte dei tempi di RaiUno è il solo fedele aggettivo. Ma nel suo caso c'è una forzatura del ruolo, perché abbiamo di fronte un attore. Confesso di aver visto solo una puntata di Affari tuoi, con un vecchio parente, e di poter tranquillamente disprezzare la trasmissione; lo stesso presentatore iperproteico e indigesto l'ho invece ripetutamente subito quando presentava Il grande Match. Insinna non capiva nulla dell'adorato pallone, e forse la parte non era azzeccata, ma era comunque lo stesso Flavio che ospite di una trasmissione intellettuale ma sempre perbene, si augurava che la gentilezza diventasse il polline della civiltà. Ora finalmente abbiamo l'Insinna furioso e reale. Credo di non essere il solo a provare due sentimenti contrastanti; una sorta di schizofrenia di giudizio. Da una parte sono contento che quell'essere stucchevole che vediamo in studio non esista; mentre esiste un uomo sboccato, collerico, e in crisi d'esaltazione, come capita a moltissimi che vivono fuori onda quasi tutto il loro tempo. Dall'altro penso che chi lo guarda abbia il diritto all'illusione della recita; e spostando più in alto la questione, che non sia leale il furto sistematico del lato B. D'accordo, è un uomo pubblico, ma proprio per questo dovrebbe dar conto solo della recita che dà in pasto al pubblico, quella per cui è pagato. Se quello che dice il suo lato B non è in diretta, e non costituisce reato, dovrebbe rimanere suo, chiuso nella sua mutanda. E questo vale anche per le intercettazioni. Servono alle indagini? Bene. Solo finite quelle sapremo quello che è giusto sapere. La libertà di stampa non ha nulla a che vedere con la pubblicazione di chiacchiere private. Che pena godere dello sputtanamento dell'altro! Tanto simile a una parte di noi.

Maurizio Baruffaldi
Giornalista e scrittore

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