Opinioni

Per Matteo e Maria Elena i padri sono macigni

Maurizio Guandalini

L'OPINIONE Di solito sono i figli che danno le rogne ai genitori. Vuoi perché sono scapestrati e sfaccendati. E allora, i padri, e le madri, si danno da fare a trovare loro un lavoro, una casa, una vita decorosa. Se sono genitori con una professione che  si tramanda (dal notaio al giornalista, passando per il farmacista) si fa in modo di preparargli tutto per benino, per lo meno un percorso splendido splendente senza curriculum da inviare. Discorsi che non calzano per nulla a due giovanotti di belle speranze come l’ex presidente Renzi e la sottosegretaria Boschi. Dire loro di seguire il principio giuridico della diligenza del buon padre di famiglia è quasi una barzelletta. Infatti, comportamenti e grane, da provare - per ora solo pettegolezzi a spizzico e bocconi -, dei loro papà, Tiziano, professione pensionato, per Matteo, Pierluigi, professione vice presidente di banca, per Maria Elena, stanno diventando macigni nelle loro carriere politiche, uno premier, l’altro ministro, only self made man, costruite da soli, senza blasoni famigliari o spintarelle parentali. Anche per questo motivo non si capisce  il vociare cattivo, controverso, ma quotidiano, contro Matteo Renzi e Maria Elena Boschi.

Ogni santo giorno, striscia la notizina del papi implicato nella banca e del paparino che ha fatto affari con qualche costruttore. Niente di disastrosamente illegale o fantasmagorico, infatti la giustizia sta  scartabellando, senza arrivare a conclusioni rapide, addirittura ci saltano dentro integerrimi personaggi dell’arma colti a sbianchettare nomi e trascrivere mele per pere. Altri indagano su responsabilità bancarie di disastri che non sono da imputare al genitore della famiglia famosa che è stato destituito da ogni carica e commissariato dalla stessa figlia! Nel totale, negativo, ci stanno Matteo e Maria Elena che non hanno alcuna colpa, anzi sono all’oscuro – addirittura, Renzi figlio, incita il papà a dire la verità - di quello che maldestramente (semmai fosse accertato) i loro babbi hanno fatto ma, per il teorema italico le presunte colpe dei genitori sono cadute su di loro. E a ciclo continuo si alimenta un pressing ossessivo, di mezze parole, maldicenze, presunte nefandezze  vergate da personaggi in cerca d’autore, presi da vendette personali per torti subiti o carriere mancate. Il copione è quello delle intercettazioni che finiscono sui giornali per poi entrare nella caciara politica  e starci per giorni e mesi. Udite, udite la novità, con i partiti, i mass media e  l’editoria (perché spesso le spifferate che creano scalpore servono per lanciare libri) che “tarapìa tapiòco, prematurata la supercazzola. O scherziamo?”.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e gornalista - Fondazione Istud

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