Tecno

L'idea illuminante è un led che cambia lo sport

STARTUP

TORINO Da Torino alla conquista del mondo seguendo una scia luminosa: sembra una favola (e forse in parte lo è), ma è la storia di Alessandro Buresta, ingegnere che ha avuto il coraggio di togliersi i panni di manager di successo per seguire la luce di una startup che proprio ieri, dopo la chiusura di un accordo di distribuzione esclusiva, ha visto aprire le porte al proprio brevetto nell’atletica in Usa, Canada e Messico e, per il nuoto, anche in Australia, Nuova Zelanda ed Australia. 

Quando raggiungo al telefono Alessandro Buresta, padre fondatore della Indico Technologies,  lui è in partenza per l’estremo Oriente.
In questo Risiko del successo mondiale, sembrano lontani i tempi in cui l’idea vincente era solo una bella speranza:  Aqvatech Engineering (la prima società tenuta a battesimo da Buresta) fu fondata nel 2010 per rivoluzionare la pratica sportiva attraverso l’innovazione tecnologica. Due i brevetti che hanno dato il passaporto per il successo: Virtual Trainer e Waterpolo Visual system: led elettronici posti sul fondo di una piscina e collegati wireless ad un computer in modo da programmare al meglio gli allenamenti. Il nuotatore, in pratica può confrontarsi con la scia luminosa che fa da lepre e vedere in tempo reale se sta migliorando o peggiorando la sua performance. Il primo utilizzato da svariati campioni (da Federica Pellegrini a Filippo Magnini, da Gabriele Detti a Gregorio Paltrinieri) , il secondo protagonista  alle Olimpiadi di Londra 2012 e  Rio 2016 grazie all’esclusiva partnership con “Piscine Castiglione”, altra azienda leader nel settore.

Dalla vasca, poi, l’idea è stata adattata anche ad un uso “terreno” per sport come l’atletica (ma anche già funzionante per un uso ludico, come al parco): «la nostra filosofia- spiega Alessandro Buresta – è quella di fare informazione con la luce».  Diversi i brevetti messi in vasca dal team torinese: uno degli ultimi riguarda la pallanuoto, per esempio.

Ma lo sport è solo uno degli ambiti “illuminati” dalla Indico. «Ormai- dice Buresta -vendiamo i nostri sistemi per il 98% all’estero, perché in Italia non ci sono soldi. E stiamo portando i nostri sistemi anche in altri ambiti, come la domotica oppure il design: per esempio stiamo lavorando anche all’illuminazione di serie nei camminamenti degli yacht».  Questo è forse uno degli esempi più evidenti di genio italico applicato all’innovazione contemporanea ed a una ricerca continua. E, in più, è una bella storia. Buresta ingegnere delle comunicazioni 48enne, sbarca da Grosseto a Torino dove lavora per importanti società di telecomunicazione (come Telecom) e poi arriva terzo al premio nazionale dell’innovazione: questo gli assicura il diritto di entrare nell’incubatore del Politecnico di Torino. La scintilla imprenditoriale, però, deve ancora scoccare. Il decollo definitivo avverrà solo nel 2015, con la nascita di Indico Technologies. Profitti? Lo scorso anno il fatturato previsto era di circa un milione «ma quest’anno, nei primi tre mesi, abbiamo avuto una crescita del 200%», ha concluso Buresta, che può certamente dire di aver portato a termine con successo la sua idea “illuminante” di startup.  

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