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Raiz: Nella musica si deve osare di più!

Almamegretta/Raiz

MUSICA «Ci piace rimettere mano alle nostre canzoni, è come se volessimo esplorare altre possibilità, andare oltre l'orizzonte, è un’attitudine che ci ha caratterizzato fin dall’inizio. Stiamo virando il suono verso le nostre radici musicali, ovvero il connubio tra dub e tradizione, trovando nuova linfa e ottima accoglienza tra gli ascoltatori del genere. Molto di questo rinnovamento è dovuto anche a un team di produzione e management creato con l’agenzia che ci assiste, la High Grade Management di Bari». Parola di Raiz, voce degli Almamegretta, realtà storica della scena indipendente italiana, in concerto stasera alle 21,30 al Monk (richiedere la tessera 24 ore prima al link monkroma.club/tesseramento). La band napoletana presenta “Ennenne Dub”, rilettura in chiave dub – reggae nella sua dimensione più psichedelica – del loro ultimo album di inediti “EnnEnne”.

Cosa rappresenta il dub per gli Almamegretta?
È una grammatica musicale molto semplice, un piano orizzontale capace di accogliere infinite possibilità di contaminazione, un paesaggio ideale e psichedelico che lascia intravedere mondi diversi. L’ideale per una band che si chiama “anima migrante”.

Come è cambiato nel tempo il vostro approccio alla musica?
Siamo dei fan della musica pop, in qualche modo le nostre sono tutte canzoni aperte e destrutturate, persino quando la voce è assente c’è un ritornello, fosse anche un delay in feedback.

Quanto è differente la situazione musicale del periodo in cui avete cominiciato, agli inizi degli Anni ‘90?
Oggi c’è più inseguimento dello standard, le produzioni, anche quelle più impeccabili dal punto di vista del sound, sembrano inseguire il trend invece di crearne uno. Il democraticismo della rete, il diktat delle views su youtube, hanno soppiantato lo strapotere dei network radiofonici degli Anni ‘90, che in confronto sembrano fari di civiltà. Se Gilmour o Marley si fossero preoccupati delle view su YT non avrebbero scritto i capolavori che ancora osanniamo. È una corsa verso il basso che si può fermare solo cercando di andare oltre e fare quello che ci emoziona. Non siamo dei luddisti e non sottovalutiamo i mezzi di comunicazione, ma cerchiamo di ricordare che sono mezzi, non fini.

Che tipo di concerto avete preparato?
Un set basato su groove e fisicità. Ci saranno i pezzi nuovi, ma anche i classici dei nostri primi album.

STEFANO MILIONI

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