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Nuovi binari per salvare M5

Milano/Trasporti

TRASPORTI Una linea sicura, ma minata da un errore progettuale e sulla quale a 4 anni dall’entrata in esercizio della prima tratta, non sono finiti i collaudi. È il poco edificante ritratto della M5 fatto ieri nelle commissioni Mobilità e Verifica e Controllo Enti partecipati da Filippo Salucci, dirigente direzione centrale Mobilità e Trasporti di Palazzo Marino.

Il collaudo, dice Salucci, «si compone di due ambiti: il collaudo tecnico, che viene fatto prima dell’avvio dell’opera e riguarda il suo buon funzionamento, e il collaudo amministrativo,  che si conclude dopo». Per l’ad di M5, Giuseppe Nardi, «nella tratta Bignami-Garibaldi il collaudo è in fase di completamento, questione di qualche mese. La seconda tratta Garibaldi-San Siro avrà dai 6 mesi a un anno di differenza come data di completamento delle operazioni». In serata, comunque, il Comune ha precisato: «Tutti i collaudi tecnici per l'apertura all'esercizio pubblico della M5 sono stati eseguiti».

La curva troppo stretta
La questione collaudo si interseca con quella, ben più preoccupante, dell’errore progettuale. I treni della M5, infatti, tra Zara e Garibaldi percorrono la curva col raggio più stretto d’Europa. Ciò causa un insostenibile attrito tra ruote e rotaie, che si consumano rapidamente (il fenomeno si chiama “marezzatura”). Gli 800 metri di binario tra le due fermate sono stati sostituiti tre volte in meno di tre anni. Oggi i treni li percorrono a velocità ridotta.

A gennaio 2017 sono state sostituite le rotaie usurate con altre di acciaio più duro, un materiale non omologato 4 anni fa.  I tecnici si sono dati 12 mesi per vedere se risolvere il problema. Nel frattempo, ha aggiunto Salucci, «a oggi nessun costo è stato sostenuto dall’amministrazione comunale, perché sono a carico del concessionario (cioè M5, ndr). Verificheremo se la rotaia più dura possa accelerare il decadimento delle rotaie aumentando la frequenza delle manutenzioni. In ogni caso i costi andrebbero a carico del costruttore». Tuttavia l’errore rimane ed è ascrivibile alla Astaldi, che progettò e costruì la Lilla, la stessa che recentemente ha ceduto le sue quote in M5 a Fs (tenendo il 2%), innescando lo scontro tra l’ex presidente Atm Rota e il sindaco Sala. Ieri Nardi ha assicurato che Astaldi  «o qualsiasi altro componente della compagine azionaria, non può uscire fino al termine del collaudo e, se anche dopo dovesse farlo, continuerebbe a essere responsabile al 100% come costruttore».

ANDREA SPARACIARI

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