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Non lamentiamoci di Wannacry

Maurizio Guandalini

L'OPINIONE Un attacco hacker, virus ovunque, dalle banche agli ospedali.  Mentre un giovanotto di 22 anni, con 10 dollari, prova e riprova,  ha beccato il modo per rallentare l’infezione della rete. Tutto questo, mentre, annuncia il Ministro dell’Economia, Padoan, a Bari, alla riunione del G7, c’è un super comitato di massimi esperti nel mondo che ha redatto uno studio per contrastare i cyber attacchi. A chi mandiamo la letterina di licenziamento: ai ministri o ai cervelloni superati dal ragazzino della porta accanto con l’hobby del pc?

I virus sono un prezzo che dobbiamo pagare alla libertà e alla velocità che ci regala la rete. Sono la controprova che l’asticella della potenza di internet si alza. Più libertà e velocità corrispondono a più vulnerabilità, attacchi e ricerca dei modi per stopparli. E’ una ruota. Fatta la legge trovato l’inganno. Pensate agli ‘allarmi’ delle nostre case: appena sfornata l’ultima novità, salta fuori  il sistema per renderla inefficace. Ci stupiamo se rubano, e infettano, le banche dati e poi gridiamo alla privacy quando  usiamo i social per dire all’universo mondo anche l’ultimo modello di mutandina indossata. Perché lagnarsi se qualcuno fa l’Assange nascosto e lancia Wannacry? Non ci rimane che la rassegnazione. Ci avevano spiegato che il viaggio individuale nella rete era in solitario. Invece siamo registrati al millesimo. Non aggiornare il pc è negligenza. Aggiornare è una barriera della sicurezza divenuta vulnerabile. Pulire il sistema operativo si fa senza  timore che sia superfluo. Convinti, però, che, anche il pc più protetto, può essere preso da convulsioni. D’altronde l’allucinogeno della spensieratezza ti deve lasciare qualche rogna. Che vita sarebbe sennò?

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista - Fondazione Istud

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