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La ’Ndrangheta al Cara di Isola Capo Rizzuto

Migranti

CROTONE Affari d’oro per la ’ndrangheta sulla pelle dei migranti: il centro d’accoglienza più grande d’Europa era diventato il “bancomat” del clan Arena di Isola Capo Rizzuto, nel crotonese. Un fiume di soldi, pari a 103 milioni di euro, destinati all’assistenza dei migranti ospiti del Cara della cittadina calabrese, alimentava le entrate della cosca grazie alla regia di un parroco, don Edoardo Scordio, un tempo icona antimafia, e del governatore della locale Misericordia, Leonardo Sacco. I due sono stati fermati, insieme ad altre 66 persone, su ordine della Dda di Catanzaro. L’operazione ha impegnato 500 uomini di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza e ha portato anche al sequestro preventivo di 84 milioni di euro.

Accuse molto pesanti

Pesanti le accuse formulate dai magistrati antimafia che delineano una gestione tanto allegra, quella del Cara di Isola, da consentire a don Scordio di intascare, nel solo 2007, 132.000 euro a titolo di “rimborso per l’assistenza spirituale” a beneficio degli ospiti della struttura. Gli Arena avevano monopolizzato la gestione dei servizi, compreso quello di ristorazione, prima grazie alle procedure d’emergenza imposte dal massiccio flusso di migranti, poi con le gare vinte attraverso la Miser srl, controllata dalla cosca e sequestrata lunedì. Un dominio esercitato da almeno un decennio. Gli introiti erano tali da indurre il clan da sempre in guerra a firmare una “pax” con gli avversari dopo anni di conflitto armato, con l’obiettivo di spartire il denaro, che lasciava al potente casato mafioso libertà d’azione anche sui settori più tradizionali, dalle estorsioni alle scommesse on line.

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