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Agnelli: «Mai subito pressioni dalla mafia»

TORINO/'NDRANGHETA

GIUSTIZIA Nessuna pressione mafiosa da parte di Rocco Dominello in merito alla gestione dei biglietti nella curva della Juventus. A dirlo è stato il presidente della Juventus, Andrea Agnelli,  testimoniando ieri all’udienza preliminare del processo Alto Piemonte sulle infiltrazioni della ‘Ndrangheta nella curva bianconera. «Il presidente Agnelli ha confermato i colloqui e gli incontri con il mio assistito, ha detto di averlo incontrato insieme ad altri capi ultrà più di una volta, quattro o cinque, durante le quali si è parlato di questioni riguardanti l’organizzazione del tifo ed ha escluso nella maniera più categorica che ci siano state mai pressioni di qualunque tipo non solo su di lui, ma nemmeno riferite dai sui collaboratori più stretti», ha spiegato l’avvocato Chiesa difensore col collega Putrino di Dominello, capo dei Brughi. Agnelli è stato sentito per circa 40 minuti e ha risposto a tutte le domande.

«Il Presidente ha anche raccontato di aver visto più volte Dominello unitamente sempre a D’Angelo (security manager della Juve, ndr) e due volte con Germani (ultrà, ndr) - ha aggiunto Putrino -, ma ha detto di non aver avuto mai pressioni».

Sempre ieri è stato sentito anche il leader dei Viking, Loris Grancini, il quale avrebbe confermato di non aver «mai avvertito pressioni di tipo mafioso».  Il capo ultras avrebbe anche detto di avere incontrato il padre di Dominello, Saverio (imputato in Alto Piemonte), ma solo in occasione di tornei di poker all'estero. SIMONA LORENZETTI

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