Opinioni

A proposito degli autonomi

Maurizio Guandalini

E’ stato approvato, dal Senato, il job act per  due milioni di partite Iva. Belle cose, una riforma utile, garanzie che ci volevano. Anche se... Anche se, chi è a partita Iva, molti per scelta, non è che non dormisse la notte. Non fraintendetemi. Le garanzie alle donne-mamme è un mattone di civiltà.  Così come il massimo di 60 giorni per il pagamento delle fatture, oppure le cure pagate per malattia.
Ma il diritto a disconnettersi da internet, come le fasce orarie di riposo, è materia campata in aria,  che dimostra come gli estensori dei testi delle leggi non conoscano bene quel mondo lì. Ci sono lavori a Partita Iva che rappresentano un lavoro-hobby e un hobby-lavoro, insieme, con scadenze ‘produttive’ che  costringono al filotto, vai diritto e ci dai dentro con quello che c’è da fare senza distinguere giorni di festa e di riposo. E ti piace che va così.  

Al job act delle partite Iva manca ‘il grosso’: la riforma del fisco. Pagare meno, e non solo le nuove partite Iva o chi non va oltre una certa età giovane, ma tutti, perché la crisi ha colpito l’intera categoria e i benefici non possono essere solo di un parte, tra l’altro quella dove grava meno l’incombenza famigliare, figli e mogli per intenderci. Provate a calcolare il tempo che una partita Iva di 15/20/25 mila euro l’anno dedica alle scartoffie del fisco. Mostruosamente troppo. Così tanto che non rimane lo spazio di lavorare in tranquillità. C’è il trimestre, metti da pare scontrini, ricevute, fatture, dai un ordine per evitare confusioni, scrivi e invii fatture, contatti il commercialista, passi la documentazione al commercialista, controlli i conti del commercialista, e poi iban, conto corrente per pagare il fisco, F24, ricevute agenzia entrate, scadenze varie, improvvise, sempre con la paura che hai perso per strada una scadenza, che il commercialista non ha fatto la trasmissione delle fatture, mentre arrivi a luglio e c’è la dichiarazione da compilare,  una corsa a prendere scontrini sanitari, polizze, ripescare i vari acconti e avere in cuore la speranza di non scucire altri denari. Da aggiungere le varie scadenze Inps gestione separata, e quelle pensionistiche, se sei iscritto ad un albo professionale, per poi arrivare a novembre con acconti, trimestri e la scelta se a dicembre c’è da fare storico, previsionale o che altro.
Questa è la vita media di una partita Iva con il fisco. Semplificare, togliere scadenze e scartoffie (e perché no pure il commercialista), estendere le detrazioni. Il saldo attivo che ne verrebbe fuori sarebbe da incorniciare, con un risparmio di molti zeri.
MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista

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