Opinioni

Obama e Macron ma il punto è portare risultati

Maurizio Guandalini

Obama? Ha il miglior curriculum al mondo per questo lavoro. In Francia, durante la campagna elettorale, quando la ‘macronite’ non era ancora epidemia, era scattata una raccolta di firme per chiedere all’ex Presidente degli Stati Uniti di candidarsi all’Eliseo. Addirittura, in questi giorni, era circolata l’ipotesi, solo giornalistica, di un suo impiego nella futura squadra governativa di Palazzo Matignon. Improbabile, anche se Barack si è speso, con un video, per appoggiare Macron.

La stima e l’affetto, in Europa, per l’ex inquilino della Casa Bianca è alle stelle. A Milano è stato ricevuto con tutti gli onori, tappeti rossi, di qua e di là, industriali e politici a baciargli la pantofola in occasione del summit sul cibo. Pare che il comandante in capo sia ancora lui. La  controprova l’avremo quando, tra qualche settimana, arriverà in Italia il Presidente in carica, Trump. Siamo certi che non ci sarà un battimani prolungato.

Però, Obama, a casa sua, ha perso. La sua politica economica ha dato risultati ma non ha macinato consensi. E gli effetti non sono stati sentiti. La lezione di Trump, che dovrebbe essere un mini prontuario per i cinque anni di Macron e per i partiti dell’Europa, tutta, è che la gente chiede il minimo sindacale: sicurezza,  qualche soldo in più in tasca, pagare meno tasse, un lavoro a chi non ce l'ha e mettere al sicuro i risparmi.

Dopo le elezioni francesi, la discussione di queste ore, che inonda i talk, e le pagine dei giornali, è incentrata nel chiedersi se hanno vinto i sovranisti, gli europeisti, i protezionisti, i nazionalisti o i populisti. Distinzioni soporifere. La ciccia, serve la ciccia. Chi è in grado di mettere insieme due più due e dare risposte?  Giovane, vecchio, alto, basso, magro, con prole, scuole alte con master, scuole basse e miniera: requisiti di colore giornalistico che svicolano dal merito. Chi ci fa stare bene? Vivere decentemente? Speriamo in Macron. Come prima, era, speriamo in Obama. Sarebbe ora che il patriottismo italico mostrasse di aver raggiunto la maggiore età e risolvesse i problemi senza attaccarsi a qualche carro di passaggio. Anche perché dietro il vociare di Europa-Europa, ogni leader, in primis Merkel e Macron, brigheranno per difendere   gli interessi in casa propria. Soprattutto quando serviranno risultati in poco tempo: come si può correre dentro una Europa, di lacci e lacciuoli, che si muove al passo di lumaca? Cambiare metodi  e obiettivi vuol dire stracciare i Trattati e riscriverne di nuovi, vuol dire tra qualche mese avere tutto pronto per cambiare direzione. Sogno o son desto?

MAURIZIO GUANDALINI
economista e giornalista

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