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Metheny, una cavalcata nella storia del jazz

Pat Metheny/Musica

ROMA «Mi piace l’idea di mantenere aperta una composizione e lasciare che assorba tutto ciò che fluisce nel corso di un tour. A questo punto della mia carriera ho un repertorio vasto, diventato come un’unica grande cosa che per me non ha ormai confini o distinzioni fra questo o un altro periodo». Parola di Pat Metheny, una delle stelle del firmamento jazz mondiale, in concerto stasera (dalle ore 21) nella sala Santa Cecilia dell’Auditorium Parco della Musica.
Il grande chitarrista americano classe 1954 – già fondatore nel 1976 insieme a Lyle Mays del Pat Metheny Group – torna a esibirsi nella Capitale alla guida di una formazione che comprende tre musicisti che da tempo collaborano con lui, vale a dire il batterista messicano Antonio Sanchez, la bassista newyorkese di origine malese Linda Oh e il pianista inglese Gwilym Simcock.

Vincitore di ben venti Grammy Awards, entrato di diritto nella Downbeat Hall of Fame come musicista più giovane e quarto chitarrista (prima di lui Django Reinhardt, Charlie Christian e Wes Montgomery), Metheny presenterà tutti i classici della sua lunga e illuminata carriera artistica, mantenendo sempre intatta la sua attitudine verso l’improvvisazione, l’invenzione.
«Con Antonio, Linda e Gwilym – spiega il chitarrista – possiamo davvero fare tante cose, anche scoprire quello che il prossimo periodo “storico” ha in serbo per noi».

STEFANO MILIONI

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