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Immigrato si impicca alla stazione Centrale

Milano/Stazione Centrale

MILANO  Lo hanno trovato impiccato con un cappio a un pilone lungo la massicciata della ferrovia, in via Ferrante Aporti 54, stazione Centrale. Nessun documento addosso. Alcuni passanti lo hanno visto salire sul muretto, infilarsi la corda attorno al collo e uccidersi.

Il corpo del migrante, 31 anni, proveniente dal Mali, penzolava a pochi metri dal Casc, il centro di aiuto sociale del Comune che, in questi giorni, sta svolgendo le funzioni che prima venivano svolte all'hub di via Sammartini: controllare i documenti e inviare i profughi nei centri d’accoglienza.

All’arrivo dei carabinieri il ragazzo era ancora vivo. È morto poco dopo al Niguarda. Per capire chi fosse, è stato necessario esaminare le impronte digitali: l’uomo era in Italia da un anno e mezzo, con regolare permesso di soggiorno per protezione internazionale in corso di rinnovo a Modena.

L’assessore comunale alle politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, ha ribadito la necessità di «rafforzare ancora di più la rete degli interventi sociali» che è «una priorità in questo Paese». E una preghiera di suffragio è stata recitata nella chiesa di Santa Maria Goretti su richiesta della Diocesi, dei volontari che si occupano di migranti e della Caritas. 

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