Tecno

I colossi del web sgonfiano le bufale

web e bufale

Quello delle fake news – cioè le bufale, le false notizie inventate ad hoc, magari per fini politici o di allarme sociale – è il fenomeno dell’anno. Mescola democrazia, tecnologia e informazione. Visto che i social network le fanno circolare a velocità impressionanti – ma le panzane sono ben radicate ovunque, e da sempre, dalla chiacchierata al bar ai media tradizionali – sono proprio i colossi della rete a muoversi con più decisione. E ad annunciare ormai con cadenza settimanale nuovi strumenti utili agli utenti per districarsi nel mare magnum di ciò che trovano sulle proprie bacheche o fra i risultati dei motori di ricerca. Il passo più importante e più recente è di Google, che dopo aver lanciato un bollino per le notizie verificate ha annunciato di aver modificato il suo segretissimo algoritmo. Cioè il meccanismo tramite il quale ci restituisce le risposte alle nostre ricerche: darà più importanza all’autorevolezza delle pagine web e terrà in maggiore considerazione le segnalazioni degli utenti. Una strada, si spera, per «far retrocedere contenuti di scarsa qualità» dai risultati ed evitare che siti violenti, offensivi, sessualmente espliciti, inutili, falsi o inaccurati possano godere di una certa evidenza. Anche Facebook, che pure sta testando un’etichetta antibufale fra Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, sta sperimentando una funzione che ci suggerirà articoli da fonti diverse e garantite sotto i link che circolano nella newsfeed. E il cofondatore di Wikipedia, Jimmy Wales, ha appena lanciato un nuovo esperimento editoriale: WikiTribune, una testata di giornalismo in crowdsourcing sulla falsariga dell’enciclopedia più consultata di internet. Un gruppo di reporter scrive e aggiorna e una rete di volontari controlla e verifica le fonti, intervenendo direttamente negli articoli. Saranno le giuste soluzioni? Chissà. Nel frattempo vale la pena difendersi da soli diffidando di titoli sensazionalistici, domandandosi quale sia la fonte della notizia e quali testate l’abbiano pubblicata, contando fino a 10 prima di condividere su Facebook & co. 

SIMONE COSIMI

 

Spotify

La principale piattaforma per la musica in streaming (oltre 30 milioni di brani) propone un abbonamento scontato per gli studenti superiori: l’abbonamento Premium da 9,99 euro ne costerà solo 4,99. Niente pubblicità, tutte le canzoni disponibili e qualità superiore. Spotify.com/it/student

Tamagotchi

Rinasce l’ovetto col mostriciattolo digitale da nutrire e accudire, clamoroso successo degli anni ‘90 con 76 milioni di pezzi venduti nel mondo e sparito nel nulla dopo qualche anno. Costava 24mila lire. Bandai Namco ne lancia una versione celebrativa (al momento solo in Giappone) da circa 17 euro.

Cube iWork8 Air Pro

Ideale per chi ha bisogno di una tavoletta da combattimento per i trasporti o i bambini. Display da 8 pollici, processore Intel Atom Cherry Trail, doppio sistema operativo (Android 5.1 e Windows 10) e ben 8 GB di Ram. Pessime le fotocamere ma non mancano Bluetooth 4.0, porta Hdmi e discreta batteria da 3.500 mAh. Costa 119 euro su gearbest.com

Tecno
Veleni e alimentazione