Salute

Sì alla dieta mediterranea per non mangiarsi il fegato

PREVENZIONE A TAVOLA

ROMA Il momento della prova costume si avvicina e la corsa alla ricerca del fisico perduto anche. Ma prima ancora di lanciarsi in consigli da  “obiettivo bikini”  gli esperti della Società Italiana di Gastroenterologia e Endoscopia digestiva mettono sotto esame le  nostre abitudini alimentari. E lanciano un allarme: «Occorre fare attenzione ai regimi dietetici. Troppi italiani sono affetti da fegato grasso». Una patologia un tempo ritenuta innocua ma che ora si ritiene essere un fattore che predispone alle malattie croniche di fegato (fino alla cirrosi) e a quelle cardiovascolari. E la colpa di questa epidemia presente  in una persona su 4 é  una dieta ricca di grassi e di calorie.
 «Nel corso degli ultimi millenni – spiega Antonio Craxì, presidente Sige – l’evoluzione costante della specie umana ha selezionato gli  individui più capaci di accumulare grassi, premiandone la maggiore resistenza alla malnutrizione. Questo assetto genetico “frugale" costituiva un importante vantaggio in tempi di fame e carestie, ma si è trasformato in uno svantaggio potenzialmente letale, per le conseguenze metaboliche (diabete, malattie cardiovascolari) nel momento in cui il nostro profilo alimentare si è arricchito a dismisura di fonti caloriche e nel contempo l’attività fisica si è ridotta». Così gli effetti del cibo spazzatura non sono solo diretti, cioè non si vedono solo sugli antiestetici rotolini, ma anche mediati da un ospite silenzioso ma importantissimo per il funzionamento del corpo e cioé il batterio microbiota intestinale (facilita la digestione e l’assorbimento degli alimenti). La sua composizione deve essere varia ed equilibrata, garantita dalla dieta mediterranea, perché bilanciata. Segue quella vegetariana, che però, secondo il professor Ludovico Abenavoli "può determinare quegli squilibri nutritivi tipici ancor più nel veganesimo che a lungo andare possono avere importanti ripercussioni sulla salute».

LUISA MOSELLO

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