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Sala: «Informato solo all'ultimo»

Milano/Profughi

SICUREZZA Ventisei stranieri trattenuti su 52 fermati; dieci grammi di marijuana sequestrati e tre pusher arrestati (ma in piazzale Segrino, non durante il blitz); due extracomunitari  indagati per tentata rapina ai danni di un gambiano 20enne; quattro richiedenti asilo che solo in questura hanno saputo di aver ottenuto il riconoscimento.

È il magro bilancio della maxi operazione di martedì pomeriggio in piazza Duca D’Aosta che ha mobilitato oltre 300 agenti. Una retata che ha aperto una breccia nella politica milanese.  Se il presidente Maroni esulta («Le critiche sono di chi difende i clandestini e l’illegalità. Io sto con la legalità, con la polizia, con l’ordine»), un po’ meno felice è il sindaco Sala.

«Un maggior controllo della stazione e di piazza Duca d’Aosta è necessario, però sull’operazione specifica siamo stati avvisati all’ultimo momento», ha detto, aggiungendo che parlerà con il prefetto Lamorgese e il questore Cardona, per capire «che senso aveva l’operazione: se era estemporanea legata anche agli incidenti che ci sono stati oppure un primo passo di una strategia diversa». 

Forti critiche sono arrivate anche dal mondo del volontariato: se per il Coordinamente Nazionale Comunità di Accoglienza, si è trattato «di un odioso blitz» e di «una dimostrazione di forza degna del peggior regime», per don Colmegna, il risultato del blitz dimostra che «il sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, ad oggi, nonostante gli sforzi di Milano, non funziona come dovrebbe e a farne le spese sono, innanzitutto, i cittadini stranieri, ma anche l’intera collettività a causa di degrado, insicurezza (reale o percepita) e scarsa coesione sociale».

Il fatto che nella rete siano caduti soprattutto migranti che non avevano trovato posto nei centri di assistenza, dimostra come come la risposta all’emergenza profughi  sia ben lungi dall’essere risolta. Anche per questo Sala ha auspicato a breve un incontro col ministro degli Interni  Minniti su sicurezza e immigrazione. ANDREA SPARACIARI

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