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Wulf Dorn ci terrorizza parlando di bambini

Libri/Wulf Dorn

INTERVISTA A Wulf Dorn piace tormentare i suoi numerosi lettori con storie che lasciano sgomenti, thriller psicologici dove gli incubi della mente si trasformano in realtà insopportabili. Nell’ultimo romanzo, Gli eredi, (Corbaccio, pag.312, euro 17,60)  Dorn ci mette un carico da 90 consegnando un epilogo terrificante e soprattutto aggiungendo riflessioni sul presente con un carattere di denuncia sociale. «Sì, in effetti si tratta di una storia molto diversa dalle altre. L’argomento mi frullava in testa da parecchio: basta guardarsi un po’ intorno per chiedersi dove stiamo andando, quale sarà il nostro futuro tra guerre e catastrofi ambientali. Ho pensato che un romanzo di tensione fosse adatto per trattate questi temi».

Nel suo libro lei intercala la storia, concentrata sull’interrogatorio di una testimone, non sappiamo se pazza o attendibile, di un fatto orrendo che riguarda dei bambini,  con brevi descrizioni di orrori reali: abusi sui minori, bambini costretti a diventare killer spietati dall’Isis, catastrofi ambientali.
Sì, tutte le nefandezze di cui leggiamo o che vediamo in televisione hanno quasi sempre come vittime principali i bambini, e ormai un migrante su due è un minore. Per questo li ho messi al centro del mio romanzo e devo dire che il titolo italiano, gli eredi, rende molto più l’idea di  quello tedesco: die kinder, i bambini. Quale mondo ci è stato e lasceremo in eredità?

Ad ascoltarla viene in mente la foto del piccolo Aylan morto sulla spiaggia turca. Che ne pensa dell’uso che ne è  stato fatto?
Penso che abbia avuto un forte impatto e abbia obbligato a guardare la realtà della migrazione. La cosa triste è che ormai ogni giorno siamo sopraffatti da immagini che scacciano le altre.

Merkel allora aprì le porte: ha fatto bene?
Che domanda difficile: sì, ha fatto bene ma tutti i paesi europei dovrebbero aprire le porte, anche perché noi, assieme agli Usa, abbiamo qualche responsabilità sulle ragioni di questa fuga di massa. Ma non può essere una prospettiva per il futuro. Non possono venire tutti.

Tra le catastrofi ambientali cita anche il dramma della diossina all’Icmesa di Seveso. È un fatto così noto in Germania?
Certamente per quelli della mia generazione, che erano ragazzi negli anni ‘70, fu un fatto scioccante.

Senza svelare nulla, lei non  ama il lieto fine nei suoi romanzi, vero?
In effetti, il lieto fine ha il temibile effetto di rilassare il lettore e così si finisce per dimenticare presto e bene la storia. Invece così sei costretto a riflettere ancora un po’ a quello che è successo, a continuare a farti domande.

I bambini sono cattivi?
I bambini sono come noi, fanno quello che hanno imparato da noi.
PAOLA RIZZI @paolarizzimanca

 

 

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