Spettacoli

La tenerezza secondo Amelio

Giovanna Mezzogiorno/Gianni Amelio/C.Iannone

CINEMA «È stato come abbandonarsi, non come recitare» dice Elio Germano. «È stato un po’ come abitare una storia, non come rappresentarla» dice Micaela Ramazzotti. «È stato non come andare verso un personaggio ma come lasciare che il personaggio ti prenda» dice Giovanna Mezzogiorno. «È  stato un tornare nella mia Napoli ma come se fosse un’altra città» dice Renato Carpentieri. E tutti insieme parlano del nuovo film di Gianni Amelio, “La tenerezza”, in sala dal 24.

Ma che  cosa è la tenerezza secondo Gianni Amelio?
Non si definisce, non so se è un sentimento, se è un gesto. Ci ho riflettuto poco e se ho titolato il film in questo modo è solo perché ho pensato al finale. Forse è qualcosa di cui abbiamo bisogno per scacciare l’ansia, soprattutto oggi che siamo prigionieri di un mondo fatto di trappole in cui non sai che cosa accadrà non domani ma tra un’ora.

Il film si apre e si chiude su un processo. Perché?
Non è un caso, perché nel primo processo si intuisce che c’è qualcosa di torbido e nel secondo invece lei scopre un gesto di tenerezza, qualcosa che contrasta col nostro essere forti. E oggi tutti vogliamo essere forti e pensiamo che la tenerezza mostri debolezza. E invece così non è.

Dove vuole arrivare questa storia di un padre, di un marito, di un uomo consapevole dei propri errori ma anche del fatto che indietro non si torna?
Ho pensato incessantemente  a Ladri di biciclette, film in cui c’è il coraggio, l’impulso di un bambino che prende la mano di un padre che è stato maltrattato. Non faccio che pensare a quella mano e a quel coraggio ed è qui che il film vuole arrivare.

 

SILVIA DI PAOLA

 

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