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Inchiesta su votazioni Turchia dice no a Ue

Turchia

TURCHIA La Turchia ha respinto al mittente la richiesta dell’Unione europea di un’indagine sulle presunte irregolarità nel referendum costituzionale sul presidenzialismo, vinto di stretta misura dal presidente Recep Tayyip Erdogan. «La dichiarazione venuta dal portavoce non può essere accolta», ha detto il ministro turco per gli Affari europei, Omer Celik, e invitiamo l’Ue a rispettare «il processo democratico». La portavoce della Commissione Ue, Margaritis Schinas, aveva invitato il governo turco ad «aprire un’inchiesta trasparente», anche a seguito dei rilievi giunti da parte degli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) e del Consiglio d’Europa.

«Non sono un dittatore»

«Dove esiste la dittatura non è necessario avere un sistema presidenziale - la secca replica di Erdogan - in Turchia il popolo ha votato perché la democrazia prende il suo potere dalla gente, è quella che chiamiamo volontà nazionale». Intanto lo stato di emergenza è stato prolungato per altri tre mesi. Un’estensione decisa dopo il referendum per «evitare preventivamente proteste e manifestazioni di piazza contro il presidente». Lo stato di emergenza è in vigore dallo scorso 22 luglio. Quanto alle ultime votazioni, secondo Muammar Aydin, ex direttore della Commissione elettorale della Turchia, le schede al centro delle polemiche, vale a dire quelle prive di regolare certificazione della Commissione per le elezioni, «non possono essere considerate valide e conteggiate».

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