Fatti&Storie

Autobus, senza fondi sarà paralisi

Milano

MOBILITA' Se non si troveranno entro il 30 aprile 4,6 milioni di euro, assisteremo a «drastici tagli ai servizi di trasporto pubblico». A lanciare l’allarme, Siria Trezzi, consigliera metropolitana alla Mobilità, che lunedì aveva incontrato 45 sindaci del territorio milanese preoccupati che i propri cittadini possano restare senza autobus. Quei 4.6 milioni - 2,8 per il fabbisogno della Città metropolitana di Milano e 1,8 per quello della Provincia di Monza e Brianza, lo 0,7% del contributo annuo destinato da Regione Lombardia al Tpl – servono infatti per assicurare a studenti e pendolari i pullman fino a fine anno. Servizi che dal 30 aprile 2017, data di scadenza dell’ultima deroga, potrebbero essere fortemente ridimensionati.

Garantire i soldi
«Chiediamo al Pirellone e al governo di garantirci i fondi per arrivare a fine 2017. Poi l’Agenzia per il Trasporto Pubblico Locale del bacino della Città metropolitana di Milano, della Provincia di Monza e Brianza, di Lodi e di Pavia diverrà pienamente operativa e potrà assumere i contratti di servizio in essere e avviare le gare per i successivi», continua Trezzi. La Delegata si è anche detta disponibile a tagliare una parte dei mezzi: «Potremmo pensare a tagliare il 10% del servizio nei festivi e durante gli orari di morbida, ma abbiamo bisogno di quei fondi. L’alternativa sarebbe aumentare le tariffe, ma studenti e pendolari pagano già abbastanza».

Parola al Pirellone
La palla passa ora al Pirellone, che attraverso l’assessore Alessandro Sorte si era detto  sensibile alla questione, ma che fino a oggi non ha mai scritto nero su bianco la propria disponibilità a versare il necessario. «A noi serve una comunicazione formale della Regione», aggiunge ancora Trezzi, «in modo tale che i tecnici dell'Agenzia possano avviare l’iter per  assumersi i contratti». A breve è in programma un tavolo tra Regione, Città metropolitana e sindaci del territorio,  la speranza è che da quella riunione si esca con un bell’assegno, perché il tempo stringe.  ANDREA SPARACIARI

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