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Spazi in Galleria È scontro sulla gara

Milano

CENTRO «Quell’offerta è fuori da ogni logica commerciale. Io che ho offerto il doppio della base d’asta, sono già al limite». Lo dice chiaro Andrea Loiacono, proprietario della “Locanda del Gatto Rosso”, uno dei due ristoranti -  insieme al  “Salotto” -  che occupano gli spazi in Galleria Vittorio Emanuele che il Comune ha messo a gara. Lunedì l’apertura delle buste.

A pre-aggiudicarsi il lotto 1 (il Salotto) è stata  il Molino 6-678 sas srl, mentre il lotto 2 (La Locanda) è andato alla Lupita's srl, la società che gestisce l’Odstore, l’outlet dei dolci. I due vincitori hanno sbaragliato gli altri contendenti grazie all’offerta economica, il Molino ha proposto un canone annuo d’affitto di 300 mila euro contro una base d’asta di 140.800, mentre Lupita’s ha offerto 720 mila annui con  una base d’asta di 289 mila.

Un’asta accidentata
Una gara tutt’altro che chiusa, sulla quale pendono ben tre ricorsi al Tar presentati dai gestori uscenti e che verranno discussi solo il prossimo 11 dicembre. Ma l’iter dell’assegnazione è stato anche complicato – e il numero dei partecipanti falcidiato d’ufficio  da palazzo Marino  - dalla scoperta che tra i 10 concorrenti originari esistevano stretti legami azionari o di parentela.

In pratica, parenti o soci si ritrovavano in corsa per entrambi i lotti, eventualità espressamente vietata dal bando.  Per esempio l’ex deputato leghista e proprietario dell’Hotel Dei Cavalieri, Bernardelli, concorreva per il lotto 2; intanto però sua moglie era in lizza con un’altra società per il lotto 1; un’altra cordata che riuniva imprenditori giapponesi, albanesi e napoletani era stata invece estromessa da entrambi i bandi perché priva di requisiti.

“Abbiamo investito”
Ora ci sono i due preassegnatari, ma la partita è apertissima: «Continueremo a lottare, ci sono molti aspetti da considerare: noi qui abbiamo investito grosse cifre solo 4 anni fa per rifare i locali, debiti  che stiamo ancora pagando», continua Loiacono, «Nella gara è come se noi fossimo partiti non da zero per fare un’offerta, ma da molto meno di zero. Inoltre c’è la questione del personale: chi entrerà si è impegnato a riassumere il 50% dei lavoratori  per un anno, ma se ora sono a tempo indeterminato, dovrebbero essere assunti alle stesse condizioni». ANDREA SPARACIARI

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