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La bacchetta di Toscanini Il Maestro tra fascismo e America

LIBRI/FABRIZIO RIZZI

LIBRI A centocinquanta anni dalla nascita di Arturo Toscanini, il giornalista Fabrizio Rizzi accende la luce su uno degli aspetti più tormentati della vita del grandissimo musicista italiano: quello dell'aperto contrasto con il regime fascista (seguito ad una iniziale illusione) che lo condusse, dopo un aperto dissidio e molte amarezze, a diventare un cittadino americano. 

Nel libro “La bacchetta di Toscanini” (edito dalla Male Edizioni), Rizzi ci racconta la storia meno conosciuta del Maestro, quella che a causa del regime incrocia in molti punti la storia del popolo italiano. Toscanini infatti vide dilatare la propria dimensione artistica mondiale proprio mentre il fascismo, dopo il delitto Matteotti ed i falliti attentati a Mussolini a Roma e Bologna, iniziò la sua stretta. 

Con rapidi capovolgimenti di fronte e continui flashback, Rizzi ci porta fino a quel rifiuto di eseguire "Giovinezza" (l'inno trionfale del partino nazionale fascista)  prima del "Falstaff" di Giuseppe Verdi  alla Scala. Le camice nere con l'orbace aggrediranno il Maestro, creando una frattura che di fatto non si sanerà più. Nel 1927, dopo anni di guerra più o meno sotterranea ( i rifiuti di Toscanini nel voler eseguire "Giovinezza", infatti, si moltiplicheranno) l'addio all'Italia, e gli osanna degli Stati Uniti che forse seppero garantirgli l'univa cosa di cui un artista ha bisogno, qualsiasi sia il tempo in cui gli è dato vivere: la libertà.

Fabrizio Rizzi, giornalista e scrittore, già al "Messaggero", alla "Libertà" di Piacenza e a Mediaset, è stato inviato su vari fronti di guerra (Beirut, il golfo, Kuwait City, Croazia, Somalia, Kosovo), ha seguito i maggiori processi degli ultimi decenni e "Mani Pulite".

"La bacchetta di Toscanini” sarà presentato domani nella sala della Regina alla Camera dei Deputati alle 17. 

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