Opinioni

Vecchi format e dura realtà

Maurizio Guandalini

L’accoglienza ha un limite  per il ministro dell’Interno Minniti che dice a  suocera perché nuora intenda. Ad esempio, all’attentato a Stoccolma, compiuto dall’uzbeko,  che tutto è fuorché un fulmine a ciel sereno. Non casuale. Chi parla della Svezia come un paradiso ricorda male. E’ da tempo che quelle periferie sono diventate delle polveriere. Inaccessibili.  Integrazione sotto zero come è  per l’Olanda e come è per tante zone abbandonate. Così l’Italia. L’irruenza del russo ex Armata Rossa che spara e uccide scuotendo interi paesi è la punta dell’iceberg di quella criminalità non indigena, lontana, se volete, dal terrorismo, come l’abbiamo sempre inteso, ma sprofondata “in pieno” in realtà free, libere, con complicità  delle leggi e della giustizia.
La certezza della pena, quella continua mancare. Un arrestato su due esce fuori dal carcere nel giro di un anno. Perché fare tante domande sull’integrazione mancata quando è evidente che questa gente pericolosa va a ripopolare le fila della criminalità? Si pensa di chiudere le falle con patteggiamenti, prescrizioni, sospensioni condizionate delle pene o con decreti svuota carceri? E’ naturale che non si può chiedere l’impegno delle forze di polizia quando poi il risultato va in senso contrario.

Siamo certi che la Svezia, in silenzio, senza trilli di trombe, stringerà le viti. Dopo l’apertura selvaggia del passato, imparata la lezione (in ritardo), hanno iniziato ad essere inflessibili nei controlli e succederà ancora di più domani. Dio non voglia, per alcuni snob del Vecchio Continente, che abbia ragione la filosofia della sicurezza di Trump negli Stati Uniti (che, per certi versi, attraversa  i provvedimenti, spinti, in materia di immigrazione, presi, tra gli altri, dall’Italia). Testimoniata anche dall’intervento in Siria. La  grandeur di Mr. Donald per far capire chi comanda. Un intervento molto commercial, che delinea il territorio, del comandante in capo, non  interpretabile con i vecchi format della diplomazia e delle relazioni internazionali. Oggi è così e domani in un altro modo. Va per convenienza.  Scompaginare le carte. Rompere idee precostituite, come  la corresponsione d’amorosi sensi con Putin. Anche se lo schema originario difficilmente  lo abbandonerà. Fuori l’Europa incasinata e l’Onu, una baracca mangia soldi inutile,  mentre  Stati Uniti, Russia e Cina  si dividono le aree di influenza del mondo. Lì sta l’equilibrio per il tycoon.  
E ora sotto chi tocca. La Corea del Nord trema. Si vede, in controluce,  il vuoto plastico della politica estera di Obama. Era iniziata una terza guerra mondiale, a  pezzettini, e lui, Barack, non se ne era accorto.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e scrittore

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