Opinioni

Per lo sciopero Atm qualcuno paghi

Maurizio Guandalini

L'OPINIONE Ieri ero nel caos del fermo trasporti pubblici di Milano. Avevo un convegno dalle parti di Palestro. Arrivato in Centrale non c’era un mezzo in movimento. Corro a prendere un taxi. Dodici euro tondi tondi. Il pubblico del workshop si era arrangiato alla bene meglio. Gente che è partita all’alba. Altri provenienti da Monza si sono fatti due ore di auto. Storie così ce n’erano a decine. Il centro della città meneghina paralizzato. Parecchi eventi, non solo del Salone del mobile, saltati. Soldi buttati all'aria.  Il conto spese di questo fermo lo manderemo al Sindaco Sala o ai sindacati che, senza sentire consiglio, non si sono fermati nella settimana più cruciale per la città di Sant’Ambrogio.

Ora, però, qualcuno paghi. Non si può continuare in questo clima incerto dello sciopero cucù. I trasporti pubblici non sono settori come gli altri. In Germania, nel 2014, per una settimana ininterrotta, i macchinisti dei treni della Deutsche Bahne e i piloti della Lufthansa facevano la staffetta per paralizzare il Paese. Le motivazioni? Come quelle scritte dai sindacati dello sciopero di Milano: per il  bene dei viaggiatori. Il problema tedesco era sull’aumento di stipendio, mentre quello milanese sulla paura che sia smantellata l’azienda mettendo a rischio i posti di lavoro (come fa essere così è solo nella testa dei sindacati, visto che ancora non è stato deciso nulla).

Comunque, in Germania, hanno risolto il busillis con l’introduzione del principio “un’azienda, un contratto”.  Proprio per evitare che alcune categorie di lavoratori formino sindacati ad hoc, magari minoritari, ma capaci di paralizzare intere aziende. E'  regola, nei trasporti, la nascita come funghi di sigle sindacali. Bastano quattro amici al bar e via. Vuoi bloccare i mezzi? Un manipolo di aderenti ad una sigla, impronunciabile, decidono via sms di fermare Roma e lo fanno senza problemi. E' successo diverse volte. Questo è un inghippo di cui lo Stato dovrebbe occuparsi oppure sono semplici questioni d'ufficio? 

Il Governo aveva promesso una revisione delle regole della rappresentanza sindacale.  Che fine ha fatto la proposta di Palazzo Chigi che prevedeva di chiudere la saracinesca al proliferare di sigle, in ogni settore, perché trasformatesi  in veri e propri fortini del protezionismo dei garantiti? 

Non sarebbe male mettere mano anche alla legge sugli scioperi stabilendo, ad esempio, delle soglie: fermi tutti  se c'è il 50% più uno del consenso dei lavoratori. La riforma della rappresentanza, poi, verrà da sé. In automatico.

MAURIZIO GUANDALINI
Economista e giornalista - Fondazione Istud

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