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Il vecchio mulino rivive grazie alla rete

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Un sogno che esce prepotentemente dal cassetto e diventa realtà: riaprire il vecchio mulino in pietra naturale del suo paese natale e dare nuova vita ai grani antichi della sua terra. Siamo a San Floro, paese con forte vocazione agricola e con poco meno di settecento anime nel cuore della Calabria, nella zona orientale della provincia di Catanzaro, a pochi chilometri dal golfo di Squillace.

Qui Stefano Caccavari, giovane calabrese di 28 anni con in tasca una laurea in economia aziendale, ha impastato saperi e sapori del passato con le nuove tecnologie. E il suo appello alla riapertura dell’antico mulino in pietra che stava per chiudere per sempre è stato abbracciato da centinaia di sottoscrittori. Così il 31 gennaio 2017 il mulino ha ripreso a girare. “Un mulino con la ruota idraulica che azionerà le macine, proprio come cento anni fa. E avremo solo energia rinnovabile per far funzionare il tutto”, racconta sul sito Mulinum.it. Ora il grano diventa farina e la farina viene trasformata in prodotti da forno: pane, pizza, dolci. Tutto nel segno della biodiversità.

Un’intuizione geniale e la condivisione in rete: tutto è partito da un semplice post su Facebook scritto da Stefano il 14 febbraio 2016, quindi meno di un anno prima dall’inaugurazione. Salviamo l'ultimo mulino in Calabria, recitava il messaggio. Poi il passaparola, che ha permesso di raccogliere oltre mezzo milione di euro in novanta giorni da centinaia di persone. È nata così una delle più grandi startup agroalimentare partite col web.

Progetto incubato dalla rete e che fa rete sul territorio: la coltivazione di grani biologici vede impegnate ben venti aziende agricole che hanno dato vita alla più grande e specializzata filiera di grano antico Senatore Cappelli del sud-Italia. Si tratta di oltre 200 ettari già seminati che verranno raccolti a giugno.

“Questo mulino lo abbiamo amato dal primo giorno, lo abbiamo restaurato e ora è operativo. Produce farina integrale biologica macinata ordinabile anche online”, racconta Stefano, che ce l’ha fatta insieme ad alcuni amici ed ex compagni di scuola, con la complicità di una rete che ha creduto in lui. “Hanno aderito al progetto cittadini di ogni angolo d’Italia, pensionati e giovanissimi, molti dal territorio. Ognuno ha versato quello che poteva, una lezione di partecipazione straordinaria”.

Stefano sta provando a difendere il territorio con una produzione di cibo biologico. Già oggi sta registrando migliaia di richieste di acquisto. Anche perché s’è inventato la Mulinum Card. “Tu finanzi il mulino con poche decine di euro e ricevi in cambio chili di prodotti. E puoi diventare anche socio di capitale. Oggi con Internet parlare di Calabria in termini positivi e per certi versi entusiasmanti è possibile”.

Giampaolo Colletti

@gpcolletti

 

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