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Sprofondare e rinascere in una Roma al collasso

Libri/Matteo Nucci

INTERVISTA Dicono gli antichi greci: non è possibile conoscere senza dolore. In “È giusto obbedire alla notte” (Ponte alle grazie, p. 368 euro 16), romanzo candidato al premio Strega, Matteo Nucci esplora la sofferenza umana attraverso il suo protagonista, un archeologo, “il dottore” che, dopo una tragedia familiare, decide di vivere ai margini della società, su una chiatta sul Tevere. Scoprendo, e facendoci scoprire, personaggi e dimensioni interiori straordinarie.

Quale elemento di dolore si scava in questo romanzo?
Non ci sono elementi nel dolore ma gradi di intensità. Quando l’intensità è massima e ciò che l’ha procurata irreparabile, il dolore rende l’essere umano quasi indifferente. Ma serve rinascere.

Che rinascita vive il dottore ai margini della società?
Gli ultimi spesso sono i primi. Non come lascia credere il Vangelo, che assicura agli ultimi di essere primi in un’altra vita. Alcuni di coloro che, in questa vita, sono reputati ultimi, sono in verità primi perché  colgono cose che agli altri sfuggono. Innanzitutto il valore del tempo, unica ricchezza che non possiamo disperdere.

Nella vita precedente è stato archeologo, che significa?
Ha avuto a che fare con l’antichità. Ma solo adesso è capace di trovare l’antico, perché ciò che è passato – scopre – non passa mai. Più che scavare per trovare reperti si deve scavare dentro se stessi.

Roma, il Tevere, la palude. Che tipo di ricerca sul campo c’è stata? E che cosa pensa di Roma?
Sono capitato su quelle sponde accidentalmente e ci sono tornato spesso. Si apre una dimensione perduta. Roma oggi è la città più bella del mondo e la più tradita. Nessuno riesce a fermare lo sfacelo. Guardate la sostituzione delle luci calde con gli orribili led. Si sta spazzando via un’atmosfera. Eppure Roma resiste. E resisterà anche a questo infinito sacco vandalico.

Che importanza hanno le donne nel libro?
Costituiscono l’anima della città, l’anima del fiume. Nella comunità che racconto c’è una donna che rappresenta la giustizia, Victoria, cuoca latinoamericana.  E' lei che domina.
ANTONELLA FIORI
@aflowerinlife

 

 

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