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194: sono obiettori sette medici su dieci

Milano

SALUTE Tra Regione Lombardia e la Legge 194 che regimenta l’interruzione di gravidanza volontaria (Igv), il rapporto continua a essere difficile. A sostenerlo, ieri, il Pd al Pirellone, che ha diffuso i dati sul monitoraggio delle strutture del territorio e che ha chiesto concorsi per l’assunzione di ginecologi non obiettori, come accaduto nel Lazio.

Poche Ru486
Secondo i dati, in Lombardia il ricorso all'Igv nel 2015 è calato del 10,5% rispetto al 2014, in linea col resto dell’Italia. Un effetto dovuto alla “liberalizzazione” a livello nazionale della “Pillola dei cinque giorni dopo”, che dal maggio 2015 per le maggiorenni può essere venduta in farmacia senza prescrizione. In Lombardia le confezioni distribuite nel 2016 sono state 48.772 a fronte delle 3.867 vendute nel 2014. Discorso diverso per la Ru486, la pillola per l'interruzione farmacologica di gravidanza, soggetta alle disposizioni regionali: solo 33 strutture su 63 in regione praticano il trattamento, tanto che con un impiego pari al 6,6% dei casi, la Lombardia è al sestultima in Italia (in Liguria è il 40,3%). «Questo, ha spiegato la consigliera Valmaggi, «perchè in Lombardia passa troppo tempo tra la certificazione e l’esecuzione dell’Igv e spesso scadono i 49 giorni utili per effettuale l'Igv farmacologica».

In Lombardia i medici obiettori sono il 68,2% del totale, «A tutt'oggi – ha aggiunto Valmaggi – sono 6 su 63 i presidi nei quali la totalità dei ginecologi è obiettore di coscienza», mentre in altre 16 strutture, gli obiettori sono oltre l’80% e solo in 5 il loro numero è inferiore al 50%.  Da qui la richiesta di nuovi medici non obiettori.

Secca la risposta dell’assessore regionale Gallera: “La legge 194 viene applicata in tutte le ASST della Lombardia, per questo non abbiamo necessità di ricorrere a concorsi per reclutare medici non obiettori”. METRO

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