Opinioni

Nessun aiuto dai miei compagni

Paola Brodoloni

Sono Luca, ho 15 anni e alle elementari non avevo amici perché tutti i miei compagni avevano paura che il bullo che mi perseguitava li prendesse di mira come aveva fatto con me. E’ stato un periodo molto brutto. Cosa avrei potuto fare?   

Caro Luca, non è facile reagire, soprattutto quando si è bambino. Tuttavia, se la violenza delle parole e dei gesti non cessa, bisogna cercare di interrompere la spirale. Per farlo è necessario prima di tutto parlarne con qualcuno di cui si ha fiducia. Di solito per un bambino la cosa migliore è chiedere aiuto a mamma o papà, ma anche un insegnante, o un fratello o una sorella maggiori possono essere ottimi interlocutori. Parlarne è liberatorio, non solo perché è già un primo passo per superare la sofferenza interiore e la solitudine che si sta vivendo, ma anche perché con l’aiuto di una persona fidata si può trovare il modo migliore per fermare il bullo.
I bambini vittima di bullismo hanno spesso gusti e abitudini un po’ diversi dai loro compagni, sono talvolta timidi e riservati e per questo motivo provano vergogna; vorrebbero solo essere “invisibili”. Chiedere aiuto è invece indispensabile per rompere il muro di silenzio e di indifferenza che fanno sentire il bullo forte e inattaccabile di fronte ad un pubblico che, nella maggior parte dei casi, fa finta di non vedere ciò che accade. Il bullismo può essere fermato grazie alla solidarietà e all’aiuto di chi assiste, ma se i compagni si voltano dall’altra parte, parlarne con un adulto e metti la parola fine a questa brutta esperienza. Ti sentirai così un po’ più forte.

PAOLA BRODOLONI

cuore e parole onlus

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