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Ndrine-Juve: il padre dell'ultras si dissocia

TORINO

GIUSTIZIA «Far parte della 'Ndrangheta è un marchio d'infamia e non volevo che i miei figli pagassero per i miei errori. Tutta questa vicenda è nata a causa del mio nome e mi dispiace. Non solo per la mia famiglia, ma anche per la famiglia Agnelli, trascinata nel fango. Io con loro non c’entro nulla».

È uno dei passaggi più significati delle dichiarazioni spontanee rese ieri in aula  da Saverio Dominello, presunto boss, all’udienza preliminare del processo “Alto Piemonte” sulle infiltrazioni della criminalità organizzata. Saverio Dominello, sospettato di essere uno dei capi della “locale” di Montanaro nel Canavese, è il padre di Rocco Dominello, ritenuto il capo ultras bianconero che entrò in contatto con i dirigenti della Juventus, tentando di fare affari con i biglietti della curva.

Dominello padre, ieri, si è ufficialmente dissociato dalla ’Ndrangheta, spiegando che il distacco dall’organizzazione era già avvenuto nel 2012 e che in quell’occasione si era presentato personalmente a Rosarno dai boss per prendere le distanze. «La mia famiglia non ha mai saputo nulla. Mia moglie e i miei figli sono venuti a conoscenza solo in questo momento della mia adesione alla ’Ndrangheta», ha detto in aula.

Sempre ieri, il gup Marson ha poi deciso sulle costituzioni di parte civile: l’azionista della Juve, Marco Bava, non è stato ammesso, mentre la Città di Torino solo contro alcuni degli imputati, come il presidente dell’associazione ItaliaBianconera, Fabio Germani. Ammessa anche la regione Piemonte, ma solo per alcuni reati. SIMONA LORENZETTI

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