Opinioni

Il dramma delle adozioni considerate meno delle melanzane

Maurizio Zuccari

Due fatti di cronaca hanno riacceso i riflettori mediatici sul più grande disastro toccato in sorte all’umanità dalla caduta di Atlantide: la famiglia. Una sentenza della Corte d’appello di Torino ha stabilito che due anziani coniugi non possano riavere la propria bambina, che resterà con la coppia che l’ha adottata, di fatto dalla nascita. Negli stessi giorni, il tribunale dei minori di Firenze riconosceva, per la prima volta in Italia, l’adottabilità di un bambino da parte di una coppia gay, seguito da un analogo provvedimento del tribunale di Roma, relativo a due donne. Senza entrare nel merito, o creare un forzoso parallelismo tra le due questioni, limitiamoci a dare i numeri: 35mila, 33mila, 1.000 e 400. Quattrocento sono i neonati abbandonati ogni anno alla nascita nel nostro paese (un quarto da madri italiane), circa un migliaio le adozioni nazionali l’anno (delle internazionali è meglio tacere), 33mila le domande d’adozione giacenti nei cassetti e 35mila i bambini negli orfanotrofi di tutta Italia (minori fuori famiglia, li definisce un neologismo volto al solito a rendere la realtà più lieve di quella che è). Quello delle adozioni è l’unico mercato – si sottolinei la parola – dove l’offerta è pari alla domanda, ma non si muove nulla. Su oltre 5milioni di coppie italiane sposate senza figli, circa 10mila affrontano ogni anno l’odissea di un’adozione dove il desiderio d’avere un figlio (non parliamo di diritto) è pesato, valutato, respinto al mittente. Una su dieci ci riesce. Ma anche i numeri mentono, sono approssimati per difetto – quanti neonati non abbandonati in un ospedale o in una culla salvavita, moderna ruota degli esposti, sopravvivono realmente alla nascita? – o mancano. Una legge di 17 anni fa stabiliva l’istituzione di una banca dati per i minori adottabili in ogni tribunale regionale, stanziando quasi un milione di euro, ma nonostante una successiva sentenza del Tar è rimasta lettera morta. Non è solo un problema di trafile burocratiche folli, costi elevatissimi e potere decisionale dei tribunali sull’idoneità delle famiglie, caso più unico che raro al mondo. Manca la volontà, anche quando la legge c’è, di fare in modo che l’adozione non sia una via crucis per chi ci passa, una tragedia per chi la vive. Politicamente e mediaticamente, dà più lustro sbattersi per l’anagrafe canina, i diritti degli animali o delle melanzane sono più paganti dei “fuori famiglia”. In questo cortocircuito culturale appare del tutto logico negare un figlio naturale a una coppia d’anziani coniugi, riconoscendo al contempo idonee coppie “altre”, in nome di una normalità frutto della metamorfosi della famiglia. Già così è una tragedia. Se a deciderla sono le sentenze dei tribunali, si aggiunge la farsa.

MAURIZIO ZUCCARI

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