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Social e chat, le storie siamo noi

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Chat e social stanno vivendo mesi di grandi cambiamenti. Anche se, a onor del vero, sembrano viaggiare tutte quante verso la febbre dell’effimero. E dunque iniziano a somigliarsi parecchio. La parola-chiave di questi tempi è infatti una: Storie. La prima a iniziare è stata Instagram, copiando una funzione diffusa da tempo sull’app più amata dagli adolescenti, Snapchat. A seguire anche Facebook e WhatsApp hanno introdotto un meccanismo praticamente identico: quello che consente agli utenti di condividere foto e video riccamente modificati da adesivi, filtri, scritte e disegni che rimangono visibili a tutti (o solo a qualcuno che abbiamo scelto) per 24 ore. Poi scompaiono. Un demone da cui non è stata risparmiata neanche Messenger, la chat di messaggistica che ormai da tempo vive di vita propria rispetto a Facebook: lì le Storie sono appena arrivate e si chiamano Giornate. Ma il principio è sempre lo stesso: documentare ciò che si fa, i posti che si visitano o, come nella stragrande maggioranza dei casi, le minimali questioni della vita quotidiana. Eppure questa specie di bombardamento, che in buona parte ruota intorno alle scelte di Facebook che controlla praticamente tutte le piattaforme citate a esclusione di quella del fantasmino giallo da cui la moda è partita, non sempre piace. Su WhatsApp, per esempio, presto gli utenti torneranno a poter impostare il vecchio stato testuale, quella frasetta che i contatti visualizzavano sotto al nome e che nelle scorse settimane è scomparsa a favore di una funzionalità a scomparsa. A quanto pare solo una persona su 10 pubblica foto e video a scomparsa sulla chat più popolata del mondo e solo 2 su 10 visualizzano quei contenuti. Insomma, un fiasco totale. Contrariamente a Instagram, dove invece le storielle sono un successo da 150 milioni di visualizzazioni al giorno. Tanto che a breve ospiteranno anche la pubblicità. Questo perché ogni app ha logiche e regole peculiari: l’omogeneizzazione di questi ultimi mesi ha invece affollato i programmini dei nostri smartphone di nuove sezioni e funzioni che spesso solo gli utenti più smaliziati hanno voglia di sperimentare.

SIMONE COSIMI

Sennheiser Pxc 480

Pensate per chi è sempre in movimento, sfoggiano il sistema NoiseGard per la cancellazione del rumore e un’ottima autonomia da 50 ore. Si possono ascoltare gli altri senza togliersele. 299 euro.

Pebby

Con cani e gatti la vita sociale fuori casa si complica. Pebby è una sfera intelligente che gioca col quadrupede e ne monitora lo stato di salute (grazie a un collare smart accoppiato). Fotocamera, altoparlanti, led notturno e laser. 124 dollari.

Netflix, arriva il Mi piace

Da aprile scompariranno le stellette sotto a film, serie tv e cartoni della piattaforma di streaming. Gli utenti potranno giudicare un contenuto, e quindi consigliarlo, tramite due pollicioni in stile Facebook. Anche la neotv online si fa social. Da 7,99 al mese.

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