Opinioni

Il vecchio continente nel cul de sac

Maurizio Guandalini

Chiamala se vuoi Europa. Quella smarrita di fronte all’attentato di Londra, capitale di popoli, etnie e culture provenienti dal mondo? O quella dell’olandese Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo, quando afferma che «il Sud Europa spende tutto in donne e alcol. Altro che aiuti Ue»? Capite perché la dichiarazione dei 27 Paesi dell’Unione, che sarà approvata durante la celebrazione dei Trattati a Roma, è robetta. Vaga. Tiene dentro tutto, e il suo contrario. Continua a perpetuarsi il mito dell’inconsistenza. Si era fatto un accenno alla doppia velocità, ai superior del nocciolo duro, e a quelli che rimangono indietro, ma d’emblée è scomparso, perché non è aria. Un’Europa mogia che fa una festa blindata, senza alcun sprazzo di allegria. I popoli, assenti. Quando nel 1957, in Campidoglio, sei Paesi (Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo), istituirono la Comunità economica europea, fecero  accordi basici (tariffe doganali e poco altro) che andrebbero bene pure oggi, senza andare oltre. Da allora, il Vecchio Continente si è dopato. Fino a diventare obeso di regole e vincoli. Ma anche di nuove entrate di Paesi che hanno immobilizzato l’Europa. È un cul de sac. E lo stiamo provando sulla nostra pelle. In queste ore stiamo contrattando quella manovrina sui decimali, roba da 4 miliardi di euro, richiesta fino all’ossessione da Bruxelles. Un’Europa che non mantiene nulla di quello che conta, come gli sbarchi o il terremoto, continua fare la tignosa accarezzando modelli sbagliati, come l’austerity. Il dramma è che noi stiamo cedendo a questa impostazione invece di impuntarci e cambiare il corso delle scelte. Meglio fare i notai che abbracciare Braveheart. Il pachidermico gruppone di 27 nazioni è inabile a funzionare simultaneamente su economia e politica. Anche sulla difesa avremmo da ridire, con la Turchia, Paese Nato. L’Impero Ottomano, crollato dopo la prima guerra mondiale, cerca ora di risorgere con il sultano Erdogan, in concorrenza col Califfato dell’Isis. Quindi di che Europa stiamo parlando? E di fronte a Trump come ci presentiamo dopo che la Gran Bretagna se ne andrà per gli affari suoi, ferita dal bagno di sangue di Westminster? Al dopo elezioni, di Francia e Germania, l’ardua sentenza. MAURIZIO GUANDALINI 
Economista e giornalista

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