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Caccia ai nostri tesori rubati da Napoleone e Hitler

libri/Marzo Magno

INTERVISTA Di fronte alla Gioconda, al Louvre, è appesa un’enorme tela che  non dovrebbe stare lì: sono le nozze di Cana del Veronese, razziate a Venezia dai soldati di Napoleone nella campagna d’Italia. Caduto Napoleone, il commissario asburgico Giuseppe Rosa a Parigi per farsi restituire il maltolto si lasciò convincere che spostare il quadro lo avrebbe danneggiato. Stava per lasciare lì anche il codice Atlantico, perché essendo  scritto al contrario secondo l’uso di Leonardo, pensava fosse cinese. Lo scultore Antonio Canova, a Parigi per farsi restituire i beni della Chiesa, gli fece notare l’equivoco e il codice ora sta al suo posto all’Ambrosiana di Milano. Sono moltissimi gli episodi raccolti da Alessandro Marzo Magno in “Missione grande bellezza”, (Garzanti, pp.320, 20 euro) dedicato ai due grandi saccheggi, napoleonico e nazista, e agli eroi e alle eroine che hanno salvato il nostro patrimonio.

È quantificabile quanto è andato perduto?
No, possiamo sapere quello che c’è nei musei, ma non quello che è finito nelle collezioni private. Possiamo dire che la campagna d’Italia ha cambiato per sempre il paesaggio culturale italiano, e non sappiamo com’era prima. Più misurabile il saccheggio nazista: mancano all’appello 2487 pezzi. Poi c’è il mistero di quello che  l’Armata rossa portò via dalla Germania, 2 milioni e mezzo di oggetti. Mosca ne ha restituiti solo un milione e centomila. Molti erano stati razziati dai nazisti in Italia. Per esempio si suppone che i 7000 volumi della biblioteca della comunità ebraica di Roma siano negli scantinati di un monastero fuori Mosca, a Uzkoe (nella foto tratta dal libro Stolen Treasure di Konstantin Akinsha e Grigory Kozlov ndr). Sarebbe in Russia pure la testa di Fauno di Michelangelo.

La restituzione più clamorosa?
Il discobolo di Mirone finito a casa Goering e restituito nel ‘48 grazie a uno dei più grandi cacciatori d’arte, Rodolfo Siviero.

Un personaggio strano: fascista, sedicente agente segreto, dopo il ‘43 partigiano dell’arte e nel dopoguerra a capo dell’ufficio recuperi.
Sì, un tipo oscuro, resta il fatto che fu grazie a lui se nel trattato di pace  nel ‘48 venne introdotta una modifica per la restituzione delle nostre opere in mano ai nazisti.

Un capitolo è dedicato alle Monuments women, tre sovrintendenti che hanno salvato letteralmente dalla distruzione intere collezioni.
Sì Fernanda Wittigens era direttrice di Brera, Palma Bucarelli della galleria di arte moderna di Rima e Noemi Gabrielli ispettrice della Liguria e del Piemnte: hanno trasferito al sicuro intere collezioni salvandole dalla distruzione e dal saccheggio. Wittengs ha anche salvato molti ebrei ed è finita a San Vittore.

Quali sono i contenziosi ancora aperti?
Uno recentissimo con Belgrado, che nel museo nazionale espone otto quadri, dal Tintoretto al Canaletto, che noi rivendichiamo ma finora hanno risposto picche . Ma i buoni e i cattivi non stanno da una parte sola. Per esempio a Venezia ci sono 4 tavole del Carpaccio portate via da Capodistria che la Slovenia rivorrebbe indietro.
PAOLA RIZZI
@aflowerinlife

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