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Non è un Paese per giovani è il mio film più romantico

Cinema/Non è un paese per giovani

ROMA Si apre e si chiude con facce di ragazzi sconosciuti che raccontano perché sono fuggiti dall'Italia e dove sono andati. Nel mezzo, la storia di due di loro, un diversissimo passato familiare, ma in comune la coscienza che per cercare un futuro bisogna andarsene dall'Italia che  “Non è un paese per giovani”, come recita il titolo del film di Giovanni Veronesi, dal 23 marzo in sala.

Commedia amara e carica di romanticismo, inedito per il regista che commenta: «Ho compiuto 50 anni e ho capito due cose: che bisogna rallentare,   essere sinceri e mettersi in gioco. Per questo è venuto fuori un film romantico:  amo i ragazzi e la giovinezza con quella incoscienza e spontaneità che poi nella vita si perdono. È questo che ho voluto raccontare, partendo da una trasmissione radiofonica in cui si parla di ragazzi andati all 'estero e non per fare esperienze fuori, come dice il ministro Poletti, ma perché fanno parte di un paese che li ha espulsi come un'ernia». 

E gli attori che li interpretano sono in fuga da questo paese? «Io sono già andata via, vivo a Los Angeles, lavoro lì per una serie tv. Posso però dire che se l'Italia non è un paese facile per i giovani, anche l'America ha i suoi pro e i suoi contro», dice Sara Serraiocco.

Filippo Scicchitano invece spiega:  «Facendo l'attore resto  perché il mio lavoro è qui e qui mi pagano, ma ho tanti amici non attori che sono andati via perché il  nostro paese non offre nulla. 

Tutti insieme appassionatamente hanno girato a Cuba, dove «è difficilissimo girare. Gli stranieri sono controllatissimi, devi pianificare ogni cosa e  non cambiare mai una riga del piano di produzione», ammette Veronesi. Mentre per Sergio Rubini  «Questo film prova che in un'Italia di commedie senza anima si possono  fare anche commedie come questa. Bisogna solo avere il coraggio di farle». 

SILVIA DI PAOLA

 

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